Roma, 10 dicembre 2020 - Per il ministro della Funzione pubblica è stato un flop. Per i sindacati una vera e propria débâcle. Resta il fatto che secondo fonti governative, allo sciopero del pubblico impiego proclamato ieri dalle organizzazioni di categoria che fanno capo a Cgil, Cisl e Uil, avrebbe aderito una percentuale bassissima, poco più del 4%, in termini assoluti, 21mila lavoratori sui...

Roma, 10 dicembre 2020 - Per il ministro della Funzione pubblica è stato un flop. Per i sindacati una vera e propria débâcle. Resta il fatto che secondo fonti governative, allo sciopero del pubblico impiego proclamato ieri dalle organizzazioni di categoria che fanno capo a Cgil, Cisl e Uil, avrebbe aderito una percentuale bassissima, poco più del 4%, in termini assoluti, 21mila lavoratori sui 660mila coinvolti effettivamente nella protesta.

È vero che l’astensione, non riguardava né la scuola né il personale sanitario, che rappresentano la stragrande maggioranza dell’esercito degli statali. Senza considerare che una parte dei lavoratori pubblici è stata impegnata ad assicurare i servizi essenziali. Insomma, ad incrociare le braccia ci sono stati soprattutto i ministeri e le amministrazioni periferiche.

Ma anche così il dato non è meno sorprendente, soprattutto in un settore dove la partecipazione e l’adesione alle iniziative delle tre sigle è sempre stata molto alta. Unica attenuante: la protesta è stata fortemente condizionata dall’effetto Covid, che da otto mesi a questa parte ha spinto quasi un dipendente pubblico su due a restare a casa, in telelavoro o lo smart working. Un dato, insomma, che potrebbe innescare nuove polemiche.

La tensione, insomma, resta molto alta. Lo sciopero nel pieno dell’epidemia, e con gran parte dell’economia del Paese in ginocchio, ha letteralmente fatto infuriare la ministra della Pubblica amministrazione, la pentastellata Fabiana Dadone, che nel pomeriggio di oggi incontrerà le sigle sindacali.

Un vertice che comincia però sotto i peggiori auspici. L’esponente dell’esecutivo, infatti, ha inviato un segnale inequivocabile ai sindacati, facendo capire a chiare lettere che ulteriori risorse per rimpinguare le buste paga dei lavoratori pubblici in questo momento non ci sono. "Se lo sciopero è fatto solo per i soldi, allora è arrivato il momento di calare la maschera". Parole che i sindacati hanno subito rispedito al mittente, giudicandole inaccettabili.