Finita la vendemmia, si accendono gli alambicchi. A differenza della fermentazione e affinamento del vino, l’attività di distillazione delle vinacce si chiude in tempi rapidi. In Trentino, dove le venti distillerie dell’Istituto Tutela Grappa hanno lavorato giorno e notte per spegnere gli alambicchi entro il 31 dicembre, si prevede per il millesimo 2019 una ottima annata.

"La materia prima era di ottima qualità – dice il presidente Mirko Scarabello – grazie all’alta acidità delle uve, fattore questo che determina la sanità e qualità delle vinacce". Sta crescendo la disponibilità di vinacce da uve biologiche che quindi daranno origine a grappa bio. "Il km zero previsto dal disciplinare, insieme all’obbligo di utilizzare vinacce trentine per le grappe a marchio Grappa del Trentino, resta un sinonimo di unicità e qualità assoluta della grappa prodotta in questa provincia d’Italia, unico caso nel mondo", spiega Scarabello.

Il Trentino da solo distilla ogni anno 130 mila quintali di vinaccia per produrre circa il 10% di tutta la grappa italiana. La produzione di acquaviti, liquori, aceti, aperitivi è un grande comparto della nostra industria alimentare: vale 25 miliardi di giro d’affari (vini compresi, fonte Federvini), occupa 1,2 milioni di persone in 340.000 strutture produttive. Una filiera in gran parte italiana (al 75%) che rappresenta il 22,5% dell’intero export agroalimentare italiano pari a 6,5 miliardi di euro e che versa, tra accise e imposte sul reddito d’impresa, ogni anno 4,6 miliardi alle casse dello Stato.

Di particolare vivacità il comparto degli aceti balsamici Dop e Igp, distretto concentrato nelle province di Modena e Reggio Emilia, per un prodotto che (fra DOP e IGP) vale 369 milioni di euro alla produzione e 930 milioni al consumo. L’export vale il 92% della produzione, per un valore di 843 milioni di euro e un peso del 24% dell’export totale del settore Food a marchio d’origine. La grappa è l’acquavite più prodotta in Italia: 85.000 ettanidri nel 2018 (unità di misura equivalente a 100 litri di alcool puro) con un controvalore all’export di 20 milioni di euro (primo mercato la Germania). Quanto ai consumi interni la grappa sta al terzo posto (16 milioni di litri, stime Nielsen 2017) dopo gli aperitivi italiani (47 milioni) e gli amari (19 milioni circa). A seguire il limoncello (9 milioni), la sambuca (6,6) e i brandy (5,4).

"Il settore degli spirits è oggi sempre più rilevante nel comparto alimentare del nostro Paese – dice Sandro Boscaini, presidente di Federvini –. L’Italia infatti sta crescendo in termini di export, con i liquori al secondo posto al mondo dietro la Germania. Molto interessante è anche la produzione locale di icone internazionali: con il gin, ad esempio, si dimostra come il ‘saper fare italiano’ vada ben oltre la vocazione territoriale, ma anzi sia in grado di far emergere la propria competenza tecnica e passione".