Le fabbriche di elettrodomestici pagano la carenza di chip sui mercati
Le fabbriche di elettrodomestici pagano la carenza di chip sui mercati
Roma, 21 luglio 2021 - La "crisi dei chip" arriva anche nelle case dei consumatori finali. Il produttore svedese di elettrodomestici Electrolux ha annunciato un rincaro dei prezzi, conseguenza del rialzo dei costi delle materie prime e della carenza dei microcomponenti. Una situazione che perdura almeno dall’inizio di quest’anno e che sta mettendo in crisi diversi settori della produzione industriale mondiale. E non è che l’inizio. "L’impatto sarà maggiore nel...

Roma, 21 luglio 2021 - La "crisi dei chip" arriva anche nelle case dei consumatori finali. Il produttore svedese di elettrodomestici Electrolux ha annunciato un rincaro dei prezzi, conseguenza del rialzo dei costi delle materie prime e della carenza dei microcomponenti. Una situazione che perdura almeno dall’inizio di quest’anno e che sta mettendo in crisi diversi settori della produzione industriale mondiale. E non è che l’inizio. "L’impatto sarà maggiore nel resto dell’anno rispetto alla prima metà", ha detto il ceo Jonas Samuelson, spiegando che Electrolux finora ha navigato bene attraverso la crisi grazie agli sforzi dei suoi fornitori e del suo personale. Ma d’ora in poi non potrà fare a meno di rifarsi sui consumatori. La carenza di microchip per l’industria sta diventando un’emergenza anche per l’automotive, tanto che Volvo e Audi hanno dovuto fermare le fabbriche in Belgio e il "Chipageddon" coinvolge ormai tutte le case automobilistiche.

Mercedes sta riducendo gli orari lavorativi di oltre 18mila dipendenti, e anche Jaguar e Land Rover hanno rivisto al ribasso la produzione. Renault e Volkswagen annunciano ritardi da qui a fine anno e parlano di una situazione grave, per cui non è possibile fare previsioni a lungo termine. Stellantis, da parte sua, corre ai ripari tornando all’analogico per alcuni modelli: la Peugeot 308 sta andando in produzione con tachimetri analogici (e uno sconto di 400 euro).

Alla radice del problema c’è la pandemia. Prima con le severe misure restrittive per il contenimento dei contagi, poi con gli squilibri che hanno colpito il sistema di approvvigionamento mondiale, la disponibilità di chip è andata via via diminuendo. Ma l’emergenza per le industrie occidentali è anche un problema politico. La produzione di microchip è concentrata in pochi Paesi: Cina (25% circa del mercato mondiale), seguita da Taiwan (21%) e Corea (19%).

I produttori di microchip, di fronte al boom della domanda, hanno privilegiato la fornitura dei propri mercati e in particolare dell’elettronica di largo consumo. Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina peggiorano la situazione. Per questo la Commissione europea ha avviato un’alleanza di ampio respiro fra grandi gruppi industriali e mondo della ricerca, per creare la filiera futura dei semiconduttori europei. Ma per liberarsi dalla dipendenza ci vorrà tempo.