Bruno Villois La crescita del nostro Pil è stata finora impetuosa, tanto da collocarsi ai vertici europei. Giustamente il Premier Draghi ha però fatto notare che avevamo pure subito il peggior calo. Ciò detto, la tenuta di tale risultato, per essere confermata, avrebbe bisogno che vari elementi girassero a nostro favore....

Bruno

Villois

La crescita del nostro Pil è stata finora impetuosa, tanto da collocarsi ai vertici europei. Giustamente il Premier Draghi ha però fatto notare che avevamo pure subito il peggior calo. Ciò detto, la tenuta di tale risultato, per essere confermata, avrebbe bisogno che vari elementi girassero a nostro favore. Tra i fattori di rischio spicca il combinato di scarsità di materie prime, esagerato aumento dei prezzi delle stesse e accaparramento dei noli e dei container per il trasporto merci. C’è carenza di semiconduttori, componente essenziale per buona parte della manifattura tecnologica, maggioranza assoluta delle produzioni industriali. L’intero settore dell’automotive è andato in tilt. La componentistica dell’automotive è la spina dorsale dell’industria italiana. La sua incidenza sul Pil è a due cifre e un calo della domanda si andrà riflettere proprio sulla crescita, oltre che sull’occupazione. Scarseggiano anche altre materie prime e l’aumento dei prezzi incide sui cantieri. Acciaio e legname sono difficili da reperire, container e noli navali sono praticamente requisiti dai giganti del web. L’incidenza delle costruzioni sul nostro Pil è a due cifre. Su questo quadro influisce la speculazione ma anche conflitti commerciali tra Cina e Usa. Le istituzioni di analisi economica ritengono prezzi e difficoltà di reperimento delle materie prime i maggiori rischi per l’economia globale. Tanto più per un’economia come la nostra. Poco o nulla potrà fare Il governo, se non, grazie alla statura di Draghi, convincere gli Usa a darci una mano nell’approvvigionamento di materie prime indispensabili alla nostra industria.