di Claudia Marin Segretario Sbarra, il neo leader del Pd Enrico Letta ha rilanciato la proposta della partecipazione di lavoratori all’azionariato delle imprese. "Ci fa piacere che Letta abbia valorizzato nel suo primo discorso questo tema per noi centrale. La Cisl è stata storicamente, fin dalle sue origini, sempre favorevole alla costruzione della democrazia economica e alla partecipazione dei lavoratori alle scelte delle aziende. Noi crediamo che questa sia la stagione giusta per favorire questo processo. L’incontro tra capitale e lavoro era uno dei principi da cui scaturì l’articolo 46 della nostra Costituzione, che...

di Claudia Marin

Segretario Sbarra, il neo leader del Pd Enrico Letta ha rilanciato la proposta della partecipazione di lavoratori all’azionariato delle imprese.

"Ci fa piacere che Letta abbia valorizzato nel suo primo discorso questo tema per noi centrale. La Cisl è stata storicamente, fin dalle sue origini, sempre favorevole alla costruzione della democrazia economica e alla partecipazione dei lavoratori alle scelte delle aziende. Noi crediamo che questa sia la stagione giusta per favorire questo processo. L’incontro tra capitale e lavoro era uno dei principi da cui scaturì l’articolo 46 della nostra Costituzione, che riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende. Dobbiamo finalmente discutere di questo senza pregiudizi. I tempi sono maturi. Se non ora quando?".

Come passare dai principi ai fatti?

"La partecipazione è la strada per far aumentare la produttività, la qualità dei prodotti e i salari, concorrere alle scelte del management, arginando l’antagonismo sterile. Credo che questo sia un bene per tutto il sistema Paese. La destinazione delle risorse del Recovery Fund va accompagnata, dunque, con un grande disegno di democrazia economica, responsabilizzando imprese e lavoratori. Il terreno di confronto e maturazione restano le libere e autonome relazioni sindacali e la contrattazione ma occorre, anche, una legge che dovrebbe favorire fiscalmente la partecipazione azionaria in forma collettiva dei lavoratori e sostenere i fondi contrattuali che oggi vengono tassati impropriamente come i guadagni di borsa. Questo serve. Altro che salario minimo o legge sulla rappresentanza sindacale".

La Confindustria, però, è stata sempre contraria alla partecipazione dei lavoratori alla gestione.

"In molte aziende di successo la partecipazione è una realtà ampiamente sperimentata. Anche i nuovi contratti stanno introducendo strumenti moderni di indirizzo e controllo da parte dei lavoratori. La democrazia economica serve per redistribuire con equità la ricchezza, per creare nuovi soggetti imprenditoriali, facendo crescere il tessuto della piccola e media industria, favorire il lavoro dei giovani e delle donne. Questo è l’obiettivo della Cisl, utilizzando innanzitutto i Fondi pensione complementari".

Da quali aziende si potrebbe o dovrebbe cominciare?

"Le buone relazioni industriali, la contrattazione innovativa e soprattutto la partecipazione dei lavoratori alle scelte strategiche delle imprese possono rappresentare una risposta efficace alle tante vertenze aperte. Penso all’Ilva, all’Alitalia, ma soprattutto alle tante aziende a partecipazione pubblica dove potremmo partire subito, come l’Enel, l’Eni, Leonardo, in prospettiva anche le Poste. In Germania i rappresentanti eletti da tutti i lavoratori, iscritti o no al sindacato, partecipano al board delle grandi e medie imprese, in posizione (quasi) paritaria con i rappresentanti degli altri azionisti. Il lavoro è rappresentato nei consigli di sorveglianza che definiscono le strategie delle imprese, nominano i manager, e votano anche contro le ipotesi di delocalizzazioni. Perché non introdurre finalmente questo sistema di democrazia economica anche in Italia?"