Il governo ha concesso con un decreto altre quattro settimane di cassa integrazione, ma questo non ha risolto del tutto i problemi incontrati dalle aziende in questi mesi di emergenza. "Questa possibilità concessa alle aziende se da un lato consente di tamponare l’emergenza occupazionale in corso, dall’altro fa sorgere non pochi dubbi circa l’idoneità di tale soluzione a costituire un valido strumento di rilancio del nostro Paese. La linea ormai tracciata dal Governo è chiara e va nel senso di continuare con la proroga della cassa integrazione e, parallelamente, del divieto del licenziamento ma, si badi bene, tale rimedio rischia di andare a discapito dello stesso mercato del lavoro", spiega l’avvocato Giuseppe Merola, giuslavorista dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati, studio che nasce come associazione professionale nei primi anni ’80 su iniziativa dei suoi fondatori per fornire consulenza tributaria e legale rivolta a società e gruppi multinazionali. Ha le proprie sedi nelle principali città italiane (Milano, Roma, Torino, Bologna, Padova, Verona, Napoli, Brescia, Parma e Firenze) e a Londra, Pechino e Shangai.

Giuseppe Merola rileva come le imprese siano messe in difficoltà anche dal divieto dei licenziamenti: "Sono tante le aziende che hanno deciso di chiudere o anche solo di riorganizzarsi e, magari, lo avrebbero fatto comunque, a prescindere dal Covid-19 – spiega Giuseppe Merola –. Il divieto di licenziamento prima o poi cesserà e, a quel punto, le aziende interessate cominceranno a licenziare dopo che si sono viste privare della possibilità di attuare riorganizzazioni magari necessarie a preservarne la competitività o la stessa sopravvivenza".

Il governo con l’ultimo decreto ha coperto il buco nel ricorso alla cassa integrazione in questa fase di emergenza, che avrebbe potuto lasciare scoperte alcune imprese e lavoratori già dalla fine di giugno, e allo stesso tempo ha avviato la riforma del sistema. Grazie al decreto, infatti, le aziende ed i lavoratori che hanno esaurito le prime 14 settimane di cassa integrazione potranno chiedere da subito le ulteriori quattro settimane approvate dal dl Rilancio. Sì, perché il Decreto Rilancio aveva aggiunto ulteriori settimane di cassa integrazione per emergenza Covid rispetto alle 9 settimane già concesse dal Decreto Cura Italia, per un totale di 14 settimane, ma c’era tuttavia un paletto da rispettare: le 14 settimane di cassa integrazione devono essere fruite all’interno di un preciso intervallo di tempo ricompreso tra il 23 febbraio e il 31 agosto 2020. A partire dal 1° settembre e sino al 31 ottobre sarebbe stato poi possibile fruire di ulteriori 4 settimane di cassa integrazione. Questi scaglioni temporali, del resto, sarebbero stati validi per tutte le imprese, ad eccezione di quelle del settore turismo, fiere, congressi e spettacolo, le quali potranno fruire delle ulteriori 4 settimane di cassa integrazione Covid già nel corso del primo periodo, senza dover attendere il 1° settembre. Insomma, un nodo da risolvere.

Ora che la matassa è stata districata, ci sarebbero anche altre strade da battere per sostenere la ripartenza delle imprese nella crisi da coronavirus. "Piuttosto che insistere sulla cassa integrazione a fondo perduto al fine di garantire una continuità occupazionale che in molti casi non ci sarà – aggiunge Giuseppe Merola – sarebbe forse meglio restituire alle aziende la facoltà di licenziare e potenziare, allo stesso tempo, gli strumenti di sostegno per chi perde l’occupazione e gli interventi di politica attiva del lavoro, in modo da permettere il reingresso nel mondo del lavoro. Ciò consentirebbe la salvaguardia delle esigenze imprenditoriali e, allo stesso tempo, dell’occupazione".