La fantasia dei politici italiani a volte è così grande che stupisce. È impossibile sapere quanto ci costerà questo virus perché non sappiamo quando se ne andrà, lasciandoci in pace. Ma possiamo stimare quanto ci è già costato in termini economici. Di auto non prodotte, di servizi non resi, di consegne mai fatte. Grosso modo 300-400 miliardi di ricchezza persa e non recuperabile. Al suo posto abbiamo fatto e faremo, come sempre, debiti. E la crisi potrebbe andare avanti. Ecco allora la soluzione pensata da qualche politico (non faccio nomi). Un bel prestito irredimibile a tasso zero. La traduzione in italiano di questa proposta è semplice: io, governo, ti chiedo 300-400 miliardi, ma ti prometto che non te li restituirò mai e ti garantisco che per essi non avrai alcun interesse, alcuna remunerazione. Che cosa distingua questa idea da un normale borseggio da strada o da un assalto in banca non è chiaro. Credo niente. E infatti non si farà mai.

Come a solito, bisognerà emettere dei bond ai prezzi e alle condizioni di mercato. Il problema, quindi, consiste nel fare in modo che queste condizioni siano le meno pesanti possibili. Non è impossibile, ma bisogna rispettare almeno due condizioni: 1- Avere un bilancio pubblico in ordine. Ma qui la partita è già persa: il nostro disordine-disastro è grande e noto a tutti. 2- La seconda condizione sarebbe quella della credibilità. Sul mercato del denaro la credibilità e l’affidabilità contano molto. Purtroppo, anche su questo punto non andiamo bene. E così, alla fine, si dovrà andare a cercare questi soldi sui mercati alle condizioni più pesanti. I nostri politici non ci pensano mai, ma il peso delle loro polemiche ricade sempre sui cittadini. E allora, nel tentativo di giustificarsi, accusano la grettezza dei mercati, l’avidità della speculazione, la mancanza di cuore degli operatori finanziari. I mercati sono sempre quelli, un po’ freddi e implacabili, impersonali. E non si possono cambiare. I nostri politici, invece, possono e dovrebbero cambiare: meno risse e più attenzione al bene pubblico.