di Claudia Marin La ’cattiva’ burocrazia costa all’Italia più di 70 miliardi in un decennio. Inefficienze e scarsa qualità dei servizi erogati impattano sulla crescita del nostro Paese con una perdita enorme in termini di Pil e, nel confronto internazionale, su 36 Paesi Ocse, fanno scivolare l’Italia dalla 26esima alla 33esima posizione. Questo il principale risultato di un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla qualità degli uffici pubblici della...

di Claudia Marin

La ’cattiva’ burocrazia costa all’Italia più di 70 miliardi in un decennio. Inefficienze e scarsa qualità dei servizi erogati impattano sulla crescita del nostro Paese con una perdita enorme in termini di Pil e, nel confronto internazionale, su 36 Paesi Ocse, fanno scivolare l’Italia dalla 26esima alla 33esima posizione. Questo il principale risultato di un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sulla qualità degli uffici pubblici della Penisola nell’ultimo decennio. Un risultato che pesa sulle prospettive di ripresa post-Coronavirus. "Oggi è a rischio la ripartenza della nostra economia – accusa Carlo Sangalli, il presidente della Confederazione di Piazza Belli –. Il governo può e deve semplificare le procedure per un Paese più efficiente e sicuro, con minori costi e più investimenti in formazione e nuove tecnologie. Una opportunità da non perdere assolutamente".

Le valutazioni degli esperti sulla qualità della burocrazia nella comparazione internazionale sono ricavate dal Quality of Government Index dell’Università di Göteborg, indicatore composto da tre pilastri: livello di corruzione, caratteristiche della legislazione e osservanza della legge, qualità della burocrazia in senso stretto. Il risultato è che non solo siamo distanti dalle migliori posizioni, ma scendiamo in graduatoria con il passare del tempo. Su 36 Paesi Ocse, l’Italia scivola dalla mediocre 26esima posizione del 2000 alla pessima 33esima del 2018. Il livello della qualità della burocrazia, secondo gli analisti di Confcommercio, è dunque ben lontano dallo standard dei migliori tra le economie avanzate.

Tutto questo ha probabilmente a che fare anche con i ritardi del nostro Paese sull’innovazione tecnologica e sul capitale umano della Pa, con inevitabili ricadute negative sulle performance della burocrazia e, conseguentemente, un pesante impatto sulla crescita. Se l’Italia avesse la stessa qualità dell’amministrazione della Germania, per gli autori del report, tra il 2009 e il 2018 la crescita cumulata sarebbe stata del 6,2% invece che del 2,3% e il livello del Pil sarebbe più elevato di circa 70 miliardi. Senza contare l’impatto sui conti pubblici: con una migliore burocrazia si avrebbero evidenti benefici, attraverso una maggiore crescita del Pil, maggiori entrate, minore disavanzo e dunque minore debito.