Christine Lagarde, 65 anni, è presidente della Banca Centrale Europea dal novembre 2019
Christine Lagarde, 65 anni, è presidente della Banca Centrale Europea dal novembre 2019
La ripresa economica europea prosegue a grandi passi, e anche se l’inflazione sale non bisogna spaventarsi perché il fenomeno è destinato a terminare nel 2022. Per questo la Bce terrà i tassi al minimo possibile a lungo, finché l’aumento dei prezzi nel medio periodo non sarà stabilmente al 2%, senza irrigidire prematuramente la sua politica espansiva. A spiegarlo il presidente della Bce,...

La ripresa economica europea prosegue a grandi passi, e anche se l’inflazione sale non bisogna spaventarsi perché il fenomeno è destinato a terminare nel 2022. Per questo la Bce terrà i tassi al minimo possibile a lungo, finché l’aumento dei prezzi nel medio periodo non sarà stabilmente al 2%, senza irrigidire prematuramente la sua politica espansiva. A spiegarlo il presidente della Bce, Christine Lagarde, in audizione presso la commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo, annunciando che fino al 2023 non sono previsti rialzi dei tassi d’interesse.

"L’inflazione nell’area dell’euro - ha detto Lagarde - è salita al 3% ad agosto e prevediamo che aumenterà ulteriormente in autunno. Tuttavia, continuiamo a considerare questi aumenti in gran parte temporanei". Tra i fattori che spingono l’inflazione Lagarde ha citato il forte aumento dei prezzi del petrolio, dell’inversione della riduzione dell’Iva in Germania e la temporanea carenza di materiali.

"L’impatto di questi fattori dovrebbe dissiparsi nel corso del prossimo anno", ha spiegato, in linea con le ultime previsioni della Bce, che indicano un’inflazione del 2,2% quest’anno, dell’1,7% nel 2022 e dell’1,5% nel 2023. Lagarde non ha comunque nascosto come ci siano "alcuni fattori che potrebbero portare a pressioni sui prezzi più forti di quantoprevisto". Tra questi, la possibilità che la carenza di materie prime e attrezzature sia "più persistente" delle previsioni. Ma non è questo il caso adesso. I prezzi non sono quindi un ostacolo alla ripresa della zona euro.

"Di conseguenza, l’economia dell’area euro è rimbalzata del 2,2% nel secondo trimestre dell’anno, più del previsto". Un trend che non si arresterà. "Prevediamo che la forte crescita continui nella seconda metà del 2021, consentendo alla produzione dell’area dell’euro di superare il livello pre-pandemia entro la fine dell’anno". E tutto sembra confermare le proiezioni della Bce, che indicano una crescita del 5% nel 2021, del 4,6% nel 2022 e del 2,1% nel 2023.