Christine Lagarde (nella foto) si conferma colomba. La Banca centrale europea ha mantenuto quasi inalterate le misure di politica monetaria oggi attive. Il comunicato ufficiale al termine della riunione di ieri ripercorre parola per parola la nota di settembre: i tassi sono rimasti fermi a zero (-0,50% sui depositi...

Christine Lagarde (nella foto) si conferma colomba. La Banca centrale europea ha mantenuto quasi inalterate le misure di politica monetaria oggi attive. Il comunicato ufficiale al termine della riunione di ieri ripercorre parola per parola la nota di settembre: i tassi sono rimasti fermi a zero (-0,50% sui depositi presso la Bce), gli acquisti di titoli nell’ambito del piano pandemico proseguiranno a un ritmo rallentato rispetto a secondo e terzo trimestre - la nota di settembre diceva "rispetto ai due trimestri precedenti" - gli acquisti del programma App sono stati confermati al ritmo mensile di 20 miliardi.

L’inflazione resta un’osservata speciale, ma non sembra preoccupare. Durerà "più a lungo di quanto ci si attendeva in origine", ha detto Christine Lagarde, ma tornerà a livelli più bassi l’anno prossimo.

Nel frattempo l’area euro "continua a riprendersi con forza, anche che se lo slancio della ripresa si è in qualche misura moderato", ha notato. Ma restano rischi al ribasso e le carenze di materie prime e beni che spingono l’inflazione stanno anche "frenando alcuni settori". Lagarde ha riconosciuto che l’inflazione potrebbe trasformarsi in un aumento delle richieste salariali e quindi creare nuove pressioni sui prezzi, ma ha anche ricordato che "l’attività economica potrebbe superare le aspettative se i consumatori diventassero più fiduciosi".

Nuove pressioni sui prezzi, insomma, potrebbero "correggere" la riduzione del potere d’acquisto, più che alimentare l’inflazione al punto da spingere la Bce a "stringere". Alla fine l’inflazione è quindi vista ancora al di sotto del 2%.

Elena Comelli