MILANO

LA SFIDA, come il modello di banca, è nuova di zecca. Eppure ‘illimity’ sembra raccontare, meglio di un album di fotografie, il percorso di una vita professionale improntata a innovare. Nemmeno la sede di quest’originale startup bancaria è casuale: «Qui c’era la Direzione delle Poste che gestiva i rapporti con le Ferrovie, che poi decidemmo di interrompere per potenziare il servizio di trasporto via aereo e garantire così il recapito della corrispondenza da un giorno per l’altro», racconta Corrado Passera muovendosi nei luminosi e ovattati open space ricavati nel monumentale palazzo di fianco alla Stazione Centrale di Milano, simbolo di una nuova scommessa. Vinta, prima ancora che dal manager di aziende pubbliche e private, dall’ex ministro delle startup: «Grazie al decreto del nostro governo, in quattro anni sono nate 10.000 aziende innovative, per un totale di oltre 50.000 nuovi posti di lavoro. Illimity dimostra che in Italia possono nascere startup anche grandi e capaci di rivolgersi direttamente alla Borsa». ‘illimity’, nata da un modello di business fortemente innovativo, ce l’ha fatta in pochi mesi, sfidando le banche tradizionali nel settore più complesso: quello del finanziamento, anche ‘difficile’, alle imprese. «Sa quale è la soddisfazione maggiore per un banchiere? Sentirsi dire da un imprenditore ‘grazie a lei ce l’ho fatta’».

Gli imprenditori, in realtà, accusano le banche di non concedere credito facilmente.

«Le imprese con risultati ancora non forti o addirittura con problemi seri, hanno difficoltà a finanziare progetti di crescita e di rilancio. Noi cerchiamo di trovare soluzioni per questi tipi di aziende che in Italia sono tante. Essendo situazioni complesse, servono competenze sia bancarie che industriali alle quali noi aggiungiamo dosi di intelligenza artificiale per valutare meglio i rischi».

Intelligenza artificiale?

«Le tecniche sempre più sofisticate di analisi dei dati permettono valutazioni dei rischi inimmaginabili in passato».

E il fattore umano?

«Stiamo investendo moltissimo sia in tecnologie che in professionalità: servono professionisti con formazione molto diversa – dalla fisica alla matematica – e provenienti da settori talvolta lontani dalla banca tradizionale. I nostri 330 illimiter provengono da 120 aziende di 10 settori diversi, una combinazione che crea continua innovazione».

La nuova banca diretta è illimitybank.com: la banca per privati e famiglie, nata per offrire, lo slogan è vostro, «una user experience semplice, veloce e naturale».

«illimitybank.com è la terza colonna della nostra startup e si aggiunge al finanziamento delle Pmi e all’acquisto e gestione di Npl. È una banca diretta facile da utilizzare e anche l’apertura del conto si fa da casa. L’offerta è completa: dai conti correnti ai pagamenti, dai depositi ai finanziamenti, dalle carte alle assicurazioni. Siamo ‘Psd2 nativi’: un cliente può avere l’immagine completa della sua situazione finanziaria consolidando anche gli altri suoi eventuali conti. Tutto per via digitale, ma si può anche parlare con i nostri professionisti».

I vantaggi sono virtuali o concreti?

«Grazie a costi operativi bassi possiamo garantire tassi alti sui depositi. Ad esempio, offriamo interessi garantiti fino al 3,25% su quelli a termine. E poi nuove modalità di fruizione dei servizi: si entra nel conto corrente con un’app che riconosce il tuo viso e un bonifico può partire con due click».

Viene in mente un celebre film: «Non è un paese per vecchi».

«Ma no. Abbiamo scelto di ispirarci, anziché alle banche tradizionali, ai normali servizi offerti sul web. Servizi che sono ormai entrati nella vita di tutti».

Che obiettivi vi siete dati?

«Raccogliere due miliardi e mezzo nei primi cinque anni. Abbiamo già cominciato a farlo attraverso una piattaforma di open banking all’estero. Soprattutto in Germania, dove abbiamo totalizzato circa 200 milioni in poche settimane. A conferma che non è vero che l’Italia, all’estero, non goda della fiducia dei risparmiatori».

Se avesse rilevato lei Mps, è così che avrebbe trasformato la banca?

«C’era un piano di rilancio molto forte. E Mps aveva e ha forze competitive che potevano e possono essere valorizzate. Ma illimity è una storia nuova e ha poco a che vedere con le altre banche».

Nel senso che?

«Che illimity non ha i vincoli del passato. La nostra è una banca-piattaforma. Non vogliamo fare tutto perché pensiamo che il modello di banca universale che produce tutto al suo interno sia superato. Servizi che potrebbero servire ai nostri clienti, ma che non abbiamo la scala per produrre qui dentro in maniera efficace, li procuriamo attraverso alleanze con i migliori specialisti nei vari settori».

La vostra ricetta è un modello replicabile?

«Sì, a patto che si voglia cavalcare l’innovazione. Nella mia vita professionale, dall’Olivetti alle Poste a IntesaSanpaolo, ho sempre toccato con mano che i migliori risultati vengono quando cambiano le regole del gioco e si ha il coraggio di cavalcare il cambiamento. La crescita viene dall’innovazione: spero lo sappia anche chi ci governa».