Davide Biocchi, campione internazionale di trading e fondatore di TradingWe
Davide Biocchi, campione internazionale di trading e fondatore di TradingWe

Si intitola «Meglio l’uomo o la macchina?» con sottotitolo: «Nel trading del futuro sarà meglio continuare a basarsi sulle proprie intuizioni, oppure affidarsi ad un algoritmo?». È l’argomento della dispensa, scaricabile e consultabile da oggi, per tutti coloro che parteciperanno alla seconda edizione del seguitissimo percorso formativo gratuito di finanza online (YouFinance.it-Investi Bene) curato da QN Economia & Lavoro e Traderlink, realizzata da Davide Biocchi. Trader dal 1998, formatore per Directa Sim, campione internazionale di trading, socio Professional Siat, Biocchi ha fondato TradingWeek, ha creato la Trading League, nonché ideato e creato i software TWbook e TWspread, oltre a scrivere un libro: L’ABC di Borsa.

Perché questa dispensa e questo titolo?

«Perché negli anni la figura del trader è profondamente cambiata, anche per l’avvento delle “macchine”, cioè gli algoritmi che fanno trading. Un cambiamento che va tenuto in debita considerazione da chi opera tutti i giorni sui mercati».

Come è cambiata l‘operatività quotidiana?

«Il trading online è un fenomeno di costume, esploso a cavallo del Duemila – risponde sempre Biocchi – quando la Borsa italiana era in piena apoteosi e ha raggiunto i massimi storici – con il top il 6 marzo 2000, grazie anche all’euforia di Internet – da cui ancora oggi è molto lontana, diversamente da altri mercati come Wall Street».

Questo andamento di Piazza Affari, di fatto ribassista da vent’anni, rispecchia la congiuntura difficile di un Paese che cresce poco e con fatica e ha fatto sì che il trading online, pur non essendo mai passato di moda, abbia un po’ perso l’appeal di vero e proprio fenomeno di costume, che ha invece mantenuto intatto, per esempio, negli Stati Uniti. La figura del trader, come scrive Biocchi all’inizio della sua dispensa, è andata notevolmente evolvendosi; si è passati dal mito dello scalping, cioè dell’attività di grande successo di chi operava in maniera forsennata, all’era delle macchinette (come vengono definiti gli algoritmi che fanno trading), per cui si stima che oggi oltre il 90% degli ordini inviati provengano da automatismi.

E se all’inizio il trader riusciva ad avere il sopravvento, perché gli algoritmi erano velocissimi ma ancora un po’ acerbi, oggi il contesto si è completamente ribaltato. Le macchinette sono diventate ancora più veloci e hanno raggiunto un tale livello di sofisticazione da risultare imbattibili per chi agisce ‘a mano’. E in più, avverte Biocchi, il trader discrezionale deve sempre fare i conti con la componente emotiva che spesso gli gioca contro. Il trader ha sempre meno tempo disponibile e a causa del gap che si va sempre più ampliando, la sfida sarà probabilmente vinta dalle macchine. Questo significa che anziché scegliere quale titolo comprare o vendere, in futuro sceglieremo a quale software affidarci.

Grazie ai social network fioriranno infatti servizi di consulenza che, setacciando i contenuti involontariamente offerti in pasto alla rete dagli utilizzatori, consentiranno di elaborare tendenze e propensioni al rischio della massa degli investitori, da cui si estrapoleranno le idee di investimento. Grazie a questo screening continuo prenderà quindi piede il cosiddetto social trading, dai cui spunti si genereranno servizi di consulenza del tipo robot-advisoring. L’allarme che lancia Biocchi è che tanto più avremo mercati nelle mani delle macchine, tanto maggiori saranno i rischi di comportamenti che potrebbero incrementare l’effetto panico.