di Lorenzo Frassoldati

Italia dell’olio d’oliva spaccata in due. Con la produzione al Sud in forte calo, in netta ripresa invece rispetto allo scorso anno le regioni centrali e settentrionali. Le previsioni produttive variano da 235.000 a 250.000 tonnellate contro le 366.000 della scorsa campagna. Sono le stime di Cia-Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Aifo-Associazione italiana frantoiani oleari.

In forte calo la Puglia (-51%) dove non si arresta il crollo del Salento flagellato dalla Xylella. Puglia che, nonostante tutto, resta il polmone olivicolo nazionale con le 101mila tonnellate di prodotto stimate (il 44% della produzione italiana). Va meglio la Sicilia (-17% rispetto allo scorso anno) che scalza la Calabria (-45%) grazie alle buone temperature di ottobre.

Situazione ribaltata nelle regioni centrali e settentrionali, invece, grazie al clima positivo durante il periodo della fioritura e agli attacchi contenuti della mosca. Toscana fa +24%, Umbria +40%, Marche +48%, Emilia Romagna +52%. Gli incrementi più vistosi sono quelli della Lombardia (+1727%, da 123 tonnellate di olio evo alle 2248 tonnellate stimate per quest’annata) e del Veneto (+995%).

"Ora bisogna premiare la filiera agricola che si impegna nella produzione di un olio di qualità, garantendo prezzi più equi, adeguati e remunerativi", commenta il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino. La qualità sarà eccellente ma – aggiunge il presidente di Italia Olivicola Fabrizio Pini – "quest’annata dimostra, una volta di più, come non sia più rimandabile un Piano Olivicolo Nazionale che consenta di impiantare nuovi uliveti".

Resta il fatto che siamo ancora molto lontani dal soddisfare il fabbisogno nazionale (bilancia commerciale ampiamente negativa) e che la crisi di ristoranti, bar, alberghi, causa Covid, ha incrementate le quantità di olio stoccato in giacenza, pari a oltre 252.000 tonnellate, superiori del 47,5% rispetto al 31 ottobre 2019. Le cisterne sono piene e una boccata di ossigeno arriverà dall’acquisto di 20 milioni di euro di olio extra vergine di oliva 100% italiano da destinare agli indigenti grazie al bando Agea pubblicato in Gazzetta il 7 novembre.

Siamo grandi importatori (da Spagna, Grecia, Tunisia) e grandi esportatori. L’extravergine di oliva è la settima voce del nostro export agroalimentare per un controvalore di circa 1 miliardo e mezzo di euro. Assitol, l’associazione degli industriali oleari, allarga lo sguardo all’Europa e vede la produzione al ribasso non solo in Italia ma in tutta l’area del Mediterraneo, ad eccezione della Spagna.

"La risposta dell’industria italiana al deficit produttivo è il blending – osserva Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva di Assitol – Le aziende, accostando oli diversi per provenienza e gusto, hanno ideato prodotti unici, costanti nel tempo e apprezzati dai consumatori italiani ed esteri. Ma per remunerare in modo adeguato il settore, occorre modernizzare i processi produttivi e rinnovare e ampliare gli attuali impianti".