Giuseppe Turani "Rafforzare il sistema finanziario italiano" e "ricoprire il ruolo di leader nello scenario bancario europeo". Obiettivi forti, chiari, quelli che l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha posto alla base dell’operazione con cui, dopo l’offerta (andata a buon fine) per Ubi Banca, nascerà il terzo polo bancario dell’Eurozona. Un leader nazionale, Intesa, che si avvia a diventare leader anche fuori dall’Italia. Coerentemente con la sua storia, peraltro,...

Giuseppe

Turani

"Rafforzare il sistema finanziario italiano" e "ricoprire il ruolo di leader nello scenario bancario europeo". Obiettivi forti, chiari, quelli che l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha posto alla base dell’operazione con cui, dopo l’offerta (andata a buon fine) per Ubi Banca, nascerà il terzo polo bancario dell’Eurozona. Un leader nazionale, Intesa, che si avvia a diventare leader anche fuori dall’Italia. Coerentemente con la sua storia, peraltro, fatta di fusioni, incorporazioni, inglobando e assorbendo una quantità infinita di altri istituti.

Nella corsa verso il successo, già le vecchie San Paolo Imi e Banca Intesa (a loro volta diventate Intesa Sanpaolo nel 2007), si sono ’mangiate’ molte sacre istituzioni milanesi, a partire da quella Comit di cui un tempo si diceva che avesse la più alta quota di intelligenze per metro quadro. Ricordo, come fosse oggi, quando il San Paolo comprò una delle sue prime banche (il Lariano). Si fece una cosa apparentemente intelligente, ma molto ’cattiva’. Si mise su una cartina gli sportelli del San Paolo e quelli del Lariano, dimostrando che la distanza media era di 100 metri.

Che senso aveva il tutto? Mi si precipitò in ufficio Luigi Arcuti, che allora dirigeva il San Paolo, e mi disse: non hai capito niente. La strategia del San Paolo è semplice: conquista e distruggi. Vogliamo essere la più grande banca italiana, quindi spazzeremo via tutti gli altri.

Dopo Arcuti molti altri hanno preso in mano le sorti del San Paolo, ma la linea è rimasta sempre la stessa: comprare, integrare e crescere. In sostanza, fare una sorta di rivoluzione: invece di mille banche di dimensioni non rilevanti nel confronto europeo, una grande banca capace di stare alla pari con i giganti stranieri.

Va dato atto ai vari dirigenti del San Paolo di non essere mai venuti meno a questo progetto. Un po’ come se si fossero passati la fiamma olimpica. Generazione dopo generazione di amministratori hanno continuato a comprare banche e ad allargare i confini del loro impero. Credo che il disegno sia quasi completato.

Fuori dal San Paolo ormai resta poco. Adesso, viene la parte però forse più difficile: fare di Intesa Sanpaolo una grande banca efficiente, superando le varie esperienze da cui è nata. Però il management è buono, ben sperimentato e quindi si può stare tranquilli. La rivoluzione bancaria è stata fatta. E bene.