di Andrea Telara

I recenti dati di Nomisma nel terzo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2020 lasciano poco spazio all’ottimismo: il lockdown, con la conseguente diminuzione della capacità di spesa delle famiglie, porterà a una flessione del 20% dei volumi di compravendita di case rispetto al 2019. Il cigno nero del Covid-19 ha impattato soprattutto sul mattone residenziale con una flessione consistente delle transazioni nei primi sei mesi dell’anno e una previsione negativa per il quarto trimestre.

A soffrire non sono soltanto le abitazioni private ma tutto il comparto immobiliare, come certifica il 54° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese: "Un periodo di profonda incertezza, in particolare per il segmento uffici e per quello commerciale". Alla luce di questo scenario, il dubbio naturale è se l’investimento immobiliare convenga ancora. Gli investitori istituzionali come le compagnie di assicurazione non hanno dal loro osservatorio alcun tentennamento: per chi si trova alle prese con un ciclo economico invertito, il mattone qualificato sul lungo termine garantisce stabilità e solidità. "Noi investitori dobbiamo sempre ragionare in un’ottica di lungo periodo", spiega Salvatore Ciccarello, amministratore delegato di Cattolica Immobiliare, il braccio immobiliare del gruppo assicurativo veronese.

"L’emergenza Coronavirus ha dato un’accelerata a molti processi già in atto precedentemente e non è quindi necessario evocare un cambio di paradigma radicale. Sicuramente un’attenta analisi delle mutate condizioni è necessaria, ma nessuna rivoluzione. Basti pensare allo smart working. Noi in Cattolica lo avevamo adottato in maniera efficiente ed efficace da tempo, ma è difficile pensare che i lavoratori potranno continuare per sempre e in modo sistematico a lavorare da casa". Anche nel settore terziario, per Ciccarello "le società avranno sempre bisogno di rappresentare la propria identità in modo concreto, reale e anche di offrire la possibilità di interazione sociale e diretta e non virtuale ai propri collaboratori, con un’offerta di uffici rinnovati, magari con una nuova concettualizzazione degli spazi in un’ottica di co-working e maggiore flessibilità".

Con un patrimonio di circa 1,5 miliardi di euro investiti, Cattolica Immobiliare ha fatto della diversificazione la propria strategia vincente: a oggi circa il’70% delle masse in gestione è rappresentato da fondi immobiliari chiusi, specializzati nei più diversi settori (gdo, elderly care, educational, hospitality, energie rinnovabili) e il restante da immobili di proprietà diretta della compagnia o di veicoli di capitale.

"L’investimento immobiliare per le compagnie assicurative rappresenta una garanzia di rendimento stabile e a lungo termine, a fronte di un adeguato livello di rischio", conclude Ciccarello, aggiungendo che, "con tali investimenti, le assicurazioni contribuiscono alle dinamiche positive del mercato, poiché garantiscono liquidità al settore immobiliare anche per gli altri protagonisti di questo importante comparto dell’economia".