Fondi o polizze? È il dilemma di fronte al quale si trovano molte famiglie italiane (e più spesso i loro consulenti finanziari) quando devono investire (e far fruttare) i propri soldi o quelli dei clienti. A giudicare dalle statistiche, infatti, i prodotti assicurativi e quelli del risparmio gestito (come appunto i fondi comuni d’investimento) sono ormai al vertice delle preferenze dei nostri connazionali, i quali hanno invece voltato le spalle con decisione ai vecchi e cari titoli di stato e alle obbligazioni emesse dalle banche.

Facile capire il perché di queste scelte, visto che i Buoni del Tesoro e tutti gli altri titoli a reddito fisso hanno perso appeal a causa del calo dei tassi d’interesse, spingendo verso altri lidi i risparmiatori di tutta la Penisola.

Secondo gli ultimi dati dell’Ania, l’associazione di categoria delle imprese assicuratrici, tra gennaio e dicembre del 2019 le famiglie italiane hanno investito nelle polizze assicurative oltre 90 miliardi di euro, una cifra leggermente superiore (+3%) a quella versata nello stesso periodo del 2018. Dello stesso tenore sono i dati riguardanti l’industria del risparmio gestito (in inglese asset management). La sigla di categoria di questo settore, cioè Assogestioni, ha calcolato in oltre 73 miliardi di euro la cifra versata complessivamente nel 2019 dagli italiani nei fondi comuni d’investimento e nelle gestioni patrimoniali. Dati da leggere con attenzione perché il boom della raccolta è legato anche a ragioni «tecniche» straordinarie.

Lo scorso anno, infatti, il gruppo Poste Italiane ha conferito alla propria società di gestione del risparmio una parte di patrimonio finanziario che faceva capo alla divisione Bancoposta. Grazie a questa operazione, sono entrati nel perimetro del risparmio gestito oltre 53 miliardi di euro di asset, che prima erano classificati in altra maniera. Al netto di tale conferimento, la raccolta dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali nel 2019 è stata comunque positiva per circa 20 miliardi. A parte i dettagli tecnici, però, una cosa resta certa: anche i fondi d’investimento, come le polizze assicurative finanziarie, sembrano ormai farla da padrone nel portafoglio delle famiglie. Messe assieme, queste due categorie di prodotti d’investimento occupano ormai circa la metà dei risparmi dei nostri connazionali, mentre una quota largamente minoritaria è rappresentata da azioni o, più raramente, da titoli di debito come le obbligazioni.

Ora, dopo anni di vacche grasse, diversi analisti invitano le compagnie di assicurazione e le società di gestione del risparmio a non farsi prendere da facili entusiasmi. Alessandro Rota, direttore dell’ufficio studi di Assogestioni, prevede l’arrivo di una fase di New Normal per l’industria dell’asset management. Ciò significa che, dopo un lungo periodo di boom, le sgr dovranno accontentarsi di una raccolta un po’ meno impetuosa rispetto al passato. Tuttavia, sempre osservando le statistiche, è innegabile che i margini per la crescita non manchino.

Dalle rilevazioni della Consob sulla ricchezza degli italiani, emerge che quasi il 30% dei risparmi è ancora parcheggiato come liquidità sui conti correnti, senza alcuna remunerazione. Ciò significa che i consulenti finanziari e gli operatori del risparmio gestito hanno ancora una prateria da conquistare, un potenziale mercato di circa 1.500 miliardi di euro al giorno di risparmi infruttuosi, che potrebbero spostarsi verso polizze finanziarie, fondi comuni e gestioni patrimoniali.

La vera sfida per gli addetti ai lavori consiste dunque nel convincere a cambiare strada milioni di italiani che ancora guardano con diffidenza al mondo dell’asset management, spesso spaventati dall’altalena delle borse o dalle oscillazioni dello spread BtpBund, il differenziale d’interesse tra i titoli di Stato tedeschi e quelli del nostro Paese.