Ripresa sì o no? Per Francesco Daveri, economista e direttore del master Mba della Bocconi di Milano, non c’è dubbio: "L’economia italiana mostra una forte capacità di ripresa, con un rimbalzo a V, come era prevedibile". Sorpresa: l'industria centra il rimbalzo Dai dati di luglio emerge un aumento della produzione industriale del 7,4% rispetto a giugno, ma resta ancora un -8% rispetto al luglio del 2019... "Certo, ma bisogna calcolare che tra gennaio e aprile la produzione è crollata del 40%. Quindi, se ora siamo in...

Ripresa sì o no? Per Francesco Daveri, economista e direttore del master Mba della Bocconi di Milano, non c’è dubbio: "L’economia italiana mostra una forte capacità di ripresa, con un rimbalzo a V, come era prevedibile".

Sorpresa: l'industria centra il rimbalzo

Dai dati di luglio emerge un aumento della produzione industriale del 7,4% rispetto a giugno, ma resta ancora un -8% rispetto al luglio del 2019...

"Certo, ma bisogna calcolare che tra gennaio e aprile la produzione è crollata del 40%. Quindi, se ora siamo in deficit dell’8% rispetto all’anno scorso, vuol dire che in pochissimo tempo ha registrato una ripresa del 30% e oltre. Proprio come avevamo previsto, siamo di fronte a una ripresa a V".

Questo però non vuol dire che l’economia vada bene...

"Di fronte a una recessione senza precedenti come quella che abbiamo vissuto, non si può pretendere che l’economia riprenda subito a pieno ritmo. È una V un po’ sghemba, perché ci manca ancora quell’8% e poi perché alcuni settori, come il turismo, sono ancora fermi. Ma il senso della questione è che l’economia nel suo complesso non ristagna ai livelli in cui era crollata. Il timore che l’Italia non riuscisse a ripartire è scongiurato".

Ora si tratta di vedere se ci sarà un rimbalzo anche dei livelli occupazionali.

"Molti si sono rimessi a fare quello che facevano prima. Non tutti, però. Per alcuni settori, il persistere delle regole di distanziamento obbliga a un passo diverso. I beni non durevoli, l’auto, la meccanica sono ripartiti, mentre il turismo soffre perché ci sono ancora troppe restrizioni e la gente non viaggia volentieri".

Cosa potrebbe fare il governo per dare una spinta?

"Ci vuole una strategia differenziata. Ai settori che si stanno già riprendendo per conto loro è inutile regalargli dei soldi, perché il denaro costa e poi finisce".

Per gli altri?

"Invece ci sono altri settori che richiedono interventi prolungati, ad esempio i concerti, che non ripartiranno fino all’estate del 2021. Vogliamo far chiudere tutte le società che se ne occupano? No. Queste attività, così come il turismo e la ristorazione, che sono stati colpiti in maniera molto pesante, vanno aiutate. Bisogna dargli una mano ad arrivare alla prossima estate".

Dovremo attendere la prossima estate per tornare ai livelli di crescita precedenti?

"Non ci dobbiamo illudere che le cose vadano meglio per quei settori che erano già poco competitivi. I settori più competitivi potrebbero invece battere dei concorrenti stranieri che sono più lenti a riprendersi. Paradossalmente, una recessione di questa violenza tenderà a far piovere sul bagnato".

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