Maurizio Nobile, 59 anni, si occupa di arte e di antiquariato dal 1987 e oggi gestisce due note gallerie, nel centro di Bologna e di Parigi. Da quando è iniziata la sua carriera, nel mondo è successo un po’ di tutto: la caduta del Muro di Berlino, il trionfo dell’economia di mercato in tutti e 5 i continenti, la globalizzazione, il crollo delle Torri Gemelle e anche parecchie crisi economiche o finanziarie, nel 1992, nel 2000-2001, nel 2008-2009 e purtroppo anche nel 2020, con l’epidemia del Coronavirus. Dopo aver visto così tanti stravolgimenti dell’ordine mondiale, Nobile ha mantenuto sempre, o addirittura rafforzato, una sua convinzione profonda: l’arte è un bene rifugio che conserva valore nel tempo.

Dunque, acquistare in beni artistici e d’antiquariato è sempre un ottimo investimento?

"Innanzitutto va fatta una premessa. Per investire in beni artistici e di antiquariato occorre soprattutto una cosa: la passione. Chi non ce l’ha è bene che si indirizzi altrove. Se vuole investire in beni reali, compri pure orologi o altri preziosi".

Quindi si tratta di un investimento per pochi…

"Assolutamente no. È un investimento per appassionati ma non è detto che sia per poche persone. Anzi, bisogna sfatare questo luogo comune. Io mi occupo di arte antica e anche nel mio campo ci sono opere a prezzi accessibili, per esempio disegni con quotazioni che partono da 3mila euro circa".

Ma perché dobbiamo considerare le creazioni artistiche un bene rifugio?

"Posso parlare per la mia esperienza: in tutte le fasi storiche caratterizzate da crisi economiche, il mercato non si è mai arrestato. È stato così nel 1992 ai tempi di Tangentopoli come nel 2008-2009 quando c’è stato il crack di Lehman Brothers. Oggi viviamo questa tremenda epidemia del Coronavirus e l’Italia è ferma. Ma proprio ieri ho ricevuto una richiesta di preventivo per una compravendita. Bisogna però tenere a mente un’avvertenza importante: l’investimento nell’arte non deve mai muoversi con logiche speculative, compro oggi per vendere tra un mese. È un investimento di lunghissimo periodo, che spesso crea valore nell’arco di decenni o di una generazione. Oppure è un modo per lasciare in eredità ai propri discendenti beni che si apprezzano notevolmente nel tempo".

Chi sono gli italiani che investono in opere d’arte?

"Molti imprenditori e appassionati di varia estrazione. Devo dire che, rispetto ai decenni scorsi, la clientela è cambiata. Un tempo c’erano molti professionisti, medici o dentisti, tutti con quella passione di cui parlavo prima. Poi, con l’andare del tempo, ho visto una generazione allontanarsi un po’ dal nostro mondo: si tratta delle persone che oggi hanno tra i 40 e 50 anni e che sul mercato sono diventate meno numerose".

L’invecchiamento della clientela non la preoccupa?

"Sono molto fiducioso sui giovani. Vedo tra di loro un notevole dell’interesse per il mondo delle opere d’arte, a differenza di quanto avviene per la generazione che li ha preceduti. Per questo sono ottimista".

Che conseguenze avrà l’epidemia del Coronavirus sul vostro settore?

"È ovvio che ne avrà, con l’Italia completamente bloccata è assurdo pensare che tutto sia come prima. Anche le crisi del passato non sono state ovviamente del tutto indolori. Ma ripeto: in un’ottica di lungo termine il mercato mostra sempre una resistenza anche nei momenti di difficoltà per l’economia. Di recente, tra il 7 e l’11 marzo, quando la crisi del Coronavirus era già iniziata in Italia ed era in arrivo in tutta Europa, si è svolta a Maastricht l’edizione 2020 di TEFAF, la prima fiera mondiale dell’arte, dell’antiquariato e del design. Le presenze sono state attorno ai 20mila, inferiori ai circa 25mila delle edizioni precedenti. Bisogna però tenere conto del contesto in cui ci troviamo".

Le ha una galleria anche a Parigi ed esperienza internazionale. Di che nazionalità sono i clienti migliori?

"Gli americani ma soprattutto noi italiani. La nostra storia e la nostra tradizione culturale hanno creato sicuramente le condizioni perché qui da noi nascesse un mercato molto florido".