ROMA

Francesco Venturini (nella foto), amministratore delegato di Enel X, perché serve la mobilità elettrica anche nel trasporto pubblico?

L’inquinamento urbano è sempre più alto e le città diventeranno sempre più grandi: secondo l’Onu al 2050 quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà in città. Serve più trasporto pubblico e a basso impatto, altrimenti si rischia un drastico calo della qualità dell’aria e quindi, della qualità di vita; senza contare il miglioramento che ne deriverebbe anche dal punto di vista dell’inquinamento acustico.

Perché avete iniziato in America Latina con il progetto Santiago?

L’America Latina è un continente che ha molte megalopoli, quindi una grande domanda, e ha la necessità di migliorare rapidamente il sistema di trasporto pubblico. Per questo ha sistemi di gestione del trasporto pubblico affidati ai privati tramite concessione, il che dà la possibilità di fare più agevolmente e rapidamente investimenti in nuova tecnologia.

Quale è stato in contributo di Enel nel progetto Santiago?

Un servizio ‘chiavi in mano’. Abbiamo fornito l’infrastruttura elettrica per garantire la potenza necessaria e l’elettrificazione del deposito. Abbiamo fornito le stazioni di ricarica, gli autobus e anche la possibilità di cambiare le batterie quando necessario. E anche, ovviamente, l’energia.

L’obiezione classica è: belli i bus elettrici, ma costano un occhio della testa.

E invece è vero il contrario. La sperimentazione ha mostrato che il costo globale, acquisto più gestione del mezzo nella sua vita, è più basso di quello degli autobus diesel. Tanto è vero che la società di gestione bus di Santiago ha deciso di non comprare i 600 autobus diesel che voleva acquistare, ma di prenderne 200 elettrici. E’ una società privata, non farebbe questa scelta se non gli convenisse.

Pensate di ripetere l’operazione in altre città?

Certo, e non solo in Sudamerica.

Anche nel nostro Paese?

Ce lo auguriamo. Stiamo parlando con un paio di Comuni che sono molto propensi a fare un investimento di questo tipo. Certo, servono amministrazioni comunali affidabili. Ma ce ne sono.

Che problemi ci sono per lo sviluppo in Italia di un modello del genere?

Sarebbe bene cercare di evitare le polemiche. Invece di dire: ‘così aiutiamo i produttori di autobus cinesi’, creiamo le condizioni affinché si possano avere anche bus elettrici italiani, il che avrebbe benefici effetti anche in termini di esportazione, visto che sta nascendo un mercato importante.

Alessandro Farruggia