Vent'anni dell'euro, da sinitra Centeno, Trichet, Draghi, Tajani, Juncker, Ciamba (ImagoE)
Vent'anni dell'euro, da sinitra Centeno, Trichet, Draghi, Tajani, Juncker, Ciamba (ImagoE)

Strasburgo, 15 gennaio 2019 - Dopo vent'anni di moneta unica, è tempo di bilanci per Jean Claude Juncker, che evidenzia luci e ombre della gestione comunitaria. "Ci dicevano che una unione monetaria tra paesi così diversi non avrebbe mai potuto funzionare. Oggi possiamo dire che il nostro operato iniziato 20 anni fa è stato portato al successo", dice il presidente della Commissione Ue in un discorso al parlamento europeo per il 20esimo anniversario dell'euro. E il "principale merito" va alla Bce: "La politica monetaria è una politica di pace, a nome della mia generazione voglio ringraziare chi ha reso possibilie tutto ciò. L'euro è il contributo della mia generazione alla costruzione europea".

Ma in questi vent'anni di Unione, ci sono stati anche passi falsi, o quantomeno non calibrati, ammette Juncker, ora vicino alla fine del mandato. Parlando della crisi del debito dei paesi sovrani, il Presidente riconosce che "non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia". Anzi, "l'abbiamo ricoperta di offese", ha aggiunto riferendosi alle accuse mosse da diversi Stati alle scelte fiscali di Atene. Il regime di austerity, è stato "avventato", anche se l'intento "non era sanzionare chi lavora e chi è disoccupato". All'epoca "ci sono state forti critiche nei confronti delle politiche della zona euro - ha detto Juncker - sono critiche che prendo personalmente perché all'epoca ero presidente dell' Eurogruppo". 

L'errore è stato quello di dare "troppa importanza al Fondo monetario internazionale: all'inizio della crisi molti di noi pensavano che avremmo potuto resistere senza l'ingerenza dell'Fmi, ma se la California è in difficoltà gli Usa non si rivolgono al Fondo monetario. Noi avremmo dovuto fare altrettanto".

In ogni caso "le riforme strutturali restano essenziali". E il risultato di quella politica è comunque positivo: "Mi rallegro di constatare che la Grecia, il Portogallo ed altri Paesi hanno ritrovato se non un posto al sole", almeno "un posto tra le antiche democrazie europee". 

DI MAIO: LACRIME DI COCCODRILLO - L'autocritica di Juncker è occasione di qualche stilettata per Luigi Di Maio che ieri in un videomessaggio con Di Battista è tornato a lanciare una sfida alla Ue. "Le lacrime di coccodrillo non mi commuovono - replica il vicepremier pentastellato in un post sul Blog delle Stelle -. Juncker e tutti i suoi accoliti hanno devastato la vita di migliaia di famiglie con tagli folli mentre buttavano 1 miliardo di euro l'anno in sprechi come il doppio Parlamento di Strasburgo. Sono errori che si pagano". Il presidente della Commissione Ue "inizia a sentire il terreno mancargli sotto i piedi a pochi mesi dalle elezioni europee". 

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DRAGHI: DOPO STOP A QE SERVONO ANCORA STIMOLI - Sempre da Strasburgo arrivano le parole di Mario Draghi. "Oggi, possiamo dire che l'area dell'euro è emersa da una crisi così grave da minacciare a volte la sua esistenza. Ne siamo fuori, principalmente per la capacità di recupero, l'energia e la capacità imprenditoriale dei cittadini europei, nonché per la loro fiducia nell'impegno dei loro leader nei confronti dell'euro". Le sfide della politica monetaria non sono finite però, ammette il presidente della Bce. A dicembre abbiamo deciso di mettere fine" al Quantitative easing - ha detto il presidente della Banca centrale europea - "fiduciosi che la convergenza dell'inflazione verso l'obiettivo sarebbe progredita". Ma "i recenti sviluppi economici sono stati più deboli dell'atteso e le incertezze soprattutto globali restano prominenti". Ecco perché " non c'è spazio per il compiacimento". Anzi, c'è ancora bisogno di stimoli "significativi".