Una barca a vela Jeanneau Sun Odyssey 42 DS. Nel tondo a sinistra Andrea Cragnotti
Una barca a vela Jeanneau Sun Odyssey 42 DS. Nel tondo a sinistra Andrea Cragnotti

Parlare di nautica a vela è parlare delle barche francesi. Alla guida di Jeanneau, come direttore generale, é da pochi mesi venuto da Hong Kong un giovane manager di larghe vedute, Paul Blanc, nemmeno quarantenne; che dopo dieci anni di esperienza cinese nell’automotive ha buttato la grisaglia alle ortiche e s’è lanciato nella nautica come direttore Janneau, poi allargando la filiale anche agli altri marchi del gruppo (Beneteau e i cat Lagoon). In parallelo come direttore commerciale Emea (Europe Middle East Africa) è oggi Andrea Cragnotti, che per la lunga esperienza italiana (ha lavorato in due blasonati cantieri tricolore e dal 2007 è passato in Jeanneau Italia) è la miglior spalla di Blanc. Cragnotti, laureato in giurisprudenza, è romano, ha 47 anni e ancora l’entusiasmo di chi ha mangiato pane e vela da sempre.

Dottor Cragnotti, Jeanneau è leader mondiale della vela cabinata, ma ha un importante settore in crescente sviluppo anche per la motonautica. Può dirci quali sono le linee di sviluppo previste dal marchio (e da quelli gestiti) nei due settori?

"Nelle ultime due stagioni abbiamo rinnovato la gamma Sun Odyssey con l’introduzione di tre modelli il SO440, il SO490 e l’anno scorso il SO410 i primi disegnati da Philippe Briand ed il 410 da Marc Lombard, con gli interni di Jean Marc Piaton. Queste barche sono state una vera innovazione in termini di lay-out, con un passavanti che degrada dolcemente verso poppa, permettendo una facilità di circolazione a bordo senza pari. Durante l’anno presenteremo una barca a vela più grande ma è ancora troppo presto per dare anticipazioni. Posso solo dire che farà parte della gamma Jeanneau yachts, le nostre barche a vela top di gamma pensate per le crociera d’altura con finiture di grandi qualità e con soluzioni di abitabilità del mondo dei grandi yacht.

Negli ultimi anni, però, sta crescendo molto di più il mercato delle imbarcazioni a motore, in particolare dei fuoribordo. Si cerca sempre di più la semplicità di uso e la gestione economica e senza complicazioni del motore fuori bordo, anche perché negli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante ed i motori consumano sempre meno, sono molto più silenziosi e hanno abbassato le emissioni. La tendenza in questi ultimi anni è quella di andare verso super fuoribordo sempre più grandi e per questo abbiamo lanciato i nostri Cap Camarat 12.5WA ed il Merry Fisher 1095.

Nel settore dei cabinati a vela quale è la taglia più richiesta dal mercato italiano?

"La barca più richiesta in Italia è la barca da crociera tra i 40 ed i 50 piedi. Noi siamo presenti nel settore della competizione con i sun fast, barche veloci, molto larghe per la crociera oceanica".

Lei ritiene che l’Italia possa fare di più per favorire uno sviluppo della nautica da diporto che oggi langue?

"Ucina prima e Confindustria nautica oggi stanno facendo un lavoro egregio soprattutto negli ultimi anni. Lavorando a fianco delle istituzioni. Tuttavia il cammino è lungo. Spesso il settore soffre di una visione populista che associa la nautica solo al lusso e non all’importanza di andare per mare e ai valori importantissimi di difesa e valorizzazione dell’ambiente marino oltre che ai valori sportivi e di solidarietà che ogni marinaio porta con se. Inoltre la burocrazia è spietata. Ultimamente si sta cercando di semplificare le immatricolazioni e si è finalmente creato un registro telematico. Altro aspetto importante è la portualità, che in alcune regioni non è all’altezza di quello che richiede il mercato.

Da qualche tempo si parla molto di ambiente e sul piano dell’automotive le versioni a motorizzazione elettrica sono molto incentivate. Nel campo della piccola e media nautica ritiene possibile qualcosa di simile o è prematuro?

"È ancora presto per la nautica. In realtà l’imbarcazione ecologica esiste da sempre e noi ne produciamo migliaia l’anno: la barca a vela. Per sostituire motori endotermici con motori elettrici il cammino ancora è lungo, ma non escludo che con l’evoluzione tecnologica si arrivi presto a vedere qualche novità interessante".

I materiali principi delle costruzioni nautiche d’oggi sono la vetroresina, nelle sue varie formulazioni ed altre plastiche. Si sta ponendo il problema degli smaltimenti del vetusto. Jeanneau ha affrontato il tema?

"Il gruppo Beneteau di cui facciamo parte, che a sua volta è membro della Federazione nautica francese, sta lavorando da qualche anno a un progetto per lo smaltimento ed il riciclaggio delle barche abbandonate o vecchie. Un problema importante per fare spazio nei porti dove barche vecchie sporcano e inquinano. Non è un progetto semplice: le barche sono composte da tanti materiali diversi che bisogna trattare in maniera diversa. Tuttavia è per noi una priorità anche per dare un segnale di attenzione verso quello che dobbiamo salvaguardare di più per consentire alle future generazioni di andare per mare e scoprire un mondo che è oggi più che mai minacciato".