Poco più di 61 tonnellate ogni 100 vengono conferite dove e come si deve, perché possano tornare, poi, a nuova vita. È pari al 61,35%, secondo i numeri relativi al 2019 consultabili sul sito dell’Ispra, la quota di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani prodotti dagli italiani, per un dato che mostra sì costanti miglioramenti (58,16% nel 2018, 55,54% nel 2017 e 52,55% nel 2016), ma che risente della più classica delle andature a due velocità. Già, perché sugli oltre 18,4 milioni di tonnellate di spazzatura che finiscono nei giusti cassonetti più di 10 vengono dalle regioni settentrionali, mentre 3,8 provengono dal Centro e 4,6 dal Sud. Fotografia che, tradotta in percentuali, diventa 69,6% al Nord, 58,1% nel cuore del Paese e 50,6% nella porzione più meridionale della nazione (isole comprese). Un dato medio di per sé per nulla tragico, che pone l’Italia, fra i grandi Stati europei ed escludendo dal computo contesti diversi per dimensioni come Far Oer e Liechtenstein, dietro solo alla Germania, ma che diventa fonte di preoccupazione più che altro per la scarsa uniformità territoriale dalla quale è generato, pur con qualche eccezione degna di nota. Parliamo, nello specifico, della Sardegna, che nella classifica compilata su base regionale si piazza al secondo posto (73,30% di raccolta differenziata) dietro al Veneto (74,70%), precedendo poi, nell’ordine, Trentino-Alto Adige (73,11%), Lombardia (72,03%), Emilia-Romagna (70,56%) e Marche (70,26%).

Un sestetto virtuoso, questo, seguito da altre sei regioni stabili oltre quota 60%, dal 67,17% del Friuli-Venezia Giulia al 60,20% della Toscana, passando per Umbria, Valle d’Aosta, Piemonte e Abruzzo, prima di arrivare alle otto cugine più indietro nel percorso. Colpisce, tra queste, il 13esimo posto della Liguria, ferma a quota 53,41%, e, scorrendo fino al fondo, il misero 38,52% al quale arriva la Sicilia, fanalino di coda staccato di quasi dieci punti percentuali dalla penultima Calabria. Tra i capoluoghi di regione, invece, le Città Metropolitane di Venezia, Milano, Bologna e Firenze registrano, rispettivamente, dati pari al 70,91%, 67,41%, 65,53% e 64,80% e di raccolta differenziata, mentre Ancona e provincia fanno segnare il 69,21%. Tutti numeri, ad eccezione di quello della patria di Dante, al di sotto delle proprie medie regionali, ma in ogni caso ben più vicini al dato della capolista Cagliari (71,41%) che a quello della più attardata Palermo (29,04%).

Lorenzo Pedrini