Carrello della spesa (Imagoeconomica)
Carrello della spesa (Imagoeconomica)

Milano, 11 giugno 2019 - Diffuso il report dell'Istat inerente 'Le spese per i consumi delle famiglie'. Nel 2018 la stima della spesa media mensile dei nuclei familiari residenti in Italia è di 2.571 euro in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%), quando era cresciuta dell'1,6% sul 2016. La spesa, precisa l'istituto statistico, è ancora lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione. La composizione della spesa, precisa l'istituto statistico, resta sostanzialmente immutata rispetto al 2017: è ancora l'abitazione ad assorbire la quota più rilevante (35,1% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti Alimentari e bevande analcoliche (18,0%) e da quella per Trasporti (11,4%). Coerentemente con le linee guida internazionali, e con i Report precedenti, nella spesa per l'abitazione è compreso l'importo degli affitti figurativi, cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un'abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito. Anche al netto di tale posta, nel 2018 la spesa media familiare in termini correnti (1.982 euro) è stabile rispetto al 2017 (+0,2%). Le famiglie hanno speso per prodotti Alimentari e bevande analcoliche in media 462 euro mensili, senza differenze significative rispetto ai 457 euro del 2017. Più nel dettaglio, aumenti di spesa si registrano per le carni (98 euro mensili, +4% rispetto all'anno precedente), i pesci e i prodotti ittici (41 euro mensili, +3,4% sul 2017) e per caffè, tè e cacao (15 euro, +5%). In termini reali la spesa media mensile delle famiglie italiane diminuisce lo scorso anno dello 0,9%, segnando una contrazione per la prima volta dopo la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017. Poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e maggiormente concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso un importo inferiore al valore medio. Se si osserva il valore mediano, ovvero il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2018 una cifra non superiore a 2.153 euro, invariata rispetto ai 2.154 euro del 2017.

DIVARIO NORD-SUD - Nel Nord-ovest si spendono mediamente, in termini assoluti, circa 800 euro in piu' che nelle Isole, e cioe' il 38,6% in piu' in termini relativi, ma il divario scende sotto il 40% per la prima volta dal 2009 (nel 2017 era al 45%). A pesare di piu' sulle spese delle famiglie nel Sud e nelle Isole, dove le disponibilita' economiche sono generalmente minori, le voci destinate al soddisfacimento dei bisogni primari, quali ad esempio quelle per i beni alimentari: rispetto alla media nazionale (18,0%), la quota per la spesa alimentare e' il 22,9% nel Sud e il 21,3% nelle Isole, mentre nel Nord-est si ferma al 16,0%. Le regioni con la spesa media mensile piu' elevata sono Lombardia (3.020 euro), Valle d'Aosta (3.018 euro) e Trentino-Alto Adige (2.945 euro). La Calabria si conferma la regione con la spesa piu' contenuta, pari a 1.902 euro (1.118 euro meno della Lombardia), seguita dalla Sicilia (2.036 euro mensili).

MUTUO E AFFITTO - Paga un mutuo il 19,2% delle famiglie che vivono in abitazioni di proprietà (circa 3,6 milioni), ossia una famiglia su cinque. La quota di famiglie proprietarie che pagano un mutuo è maggiore nel Nord (24,9% nel Nord-ovest e 22,3% nel Nord-est) e nel Centro (20,7%) rispetto a Sud (10,8%) e Isole (11,6%). Dal punto di vista economico e contabile, questa voce di bilancio è un investimento, e non rientra quindi nel computo della spesa per consumi; ciononostante, per le famiglie che lo sostengono rappresenta un esborso consistente e pari, in media, a 565 euro mensili. La spesa per consumi, che comprende anche gli affitti figurativi, è molto differenziata in base al titolo di godimento dell'abitazione (affitto; proprietà; usufrutto o uso gratuito): è pari a 2.813 euro mensili per le famiglie in abitazione di proprietà (di cui il 35,7% destinato ad Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili); si attesta a 2.150 euro mensili per le famiglie in usufrutto o uso gratuito (il 34,3% dei quali destinati al capitolo abitazione); per le famiglie in affitto è 1.855 euro mensili (con l'abitazione che pesa per il 32,3%, di cui due terzi per l'affitto dell'abitazione principale, pari a oltre un quinto della spesa complessiva). Al netto degli affitti figurativi, la spesa per consumi sostenuta dalle famiglie scende a 2.074 euro per le proprietarie e a 1.595 per quelle in usufrutto o uso gratuito. Considerando, quindi, i soli esborsi realmente sostenuti, le famiglie in affitto hanno, rispetto al resto delle famiglie, minori risorse da destinare agli altri capitoli di spesa; ciò vale in particolare per le quote destinate a Trasporti (11,5% rispetto al 15,4% delle altre famiglie proprietarie, in usufrutto o in uso gratuito), Ricreazione, spettacoli e cultura (4,5% contro 6,9%), Servizi ricettivi e di ristorazione (5,0% contro 6,9%), Servizi sanitari e per la salute (4,6% contro 6,4%), Abbigliamento e calzature (4,8% contro 6,2%) e Mobili, articoli e altri servizi per la casa (3,9% contro 5,8%). Quasi mille euro in meno per la spesa delle famiglie di soli stranieri. Le capacità di spesa e le abitudini di consumo variano a seconda della cittadinanza dei componenti.

I TAGLI - Le famiglie cercano di tagliare le spese dove possono, dall'abbigliamento alle vacanze, ma una su sei arriva a risparmiare anche sulla salute, secondo i dati Istat. La prima voce su cui le famiglie cercano di contenere la spesa, nel 2018, è quella per abbigliamento e calzature. Quasi la metà (48,9%) di quante acquistavano questi beni ha infatti modificato le proprie abitudini (con un massimo nel Mezzogiorno, 62,7%). Inoltre, il 39,3% delle famiglie che facevano spese per viaggi e vacanze (poco più di una su due) ha provato a ridurle, con un picco del 53,9% nel Sud. E il 25,1% ha provato a risparmiare sui carburanti. La spesa per visite mediche e accertamenti periodici è in larga misura incomprimibile, ma il 16,1% delle famiglie, tra quante nel 2017 sostenevano questa spesa, dichiara di aver speso meno, una quota che sale al 24,1% nel Mezzogiorno, quasi una su quattro. Solo il 6,1% delle famiglie dichiara di aver aumentato la spesa sanitaria e, tra le famiglie che un anno prima spendevano per visite mediche e accertamenti di prevenzione, una piccola quota (meno di una su cinque) ha iniziato a farlo nel 2018. Il rapporto tra la spesa delle famiglie piu' abbienti e quella delle famiglie meno abbienti e' pari a 5,1: la disuguaglianza diminuisce lievemente per la prima volta dal 2013.

IL CODACONS - Il Codacons ha commentato il report diffuso dall'Istituto di Statistica. "Il quadro che emerge dallo studio dell' Istat è desolante: la spesa delle famiglie in termini reali risulta in calo dello 0,9%, e le famiglie proseguono a tagliare gli acquisti modificando profondamente le proprie abitudini - spiega il presidente, Carlo Rienzi -. Ma il dato più allarmante è quello che vede l'Italia spezzata in due sul fronte della spesa, con l'enorme divario Nord-Sud che persiste: basti pensare che le famiglie calabresi, con una spesa media mensile di 1.902 euro, spendono il 59% in meno rispetto ai nuclei della Lombardia (3.020 euro). Differenze su base territoriale così abnormi che rappresentano una vergogna per un paese civile", attacca Rienzi. "I numeri dell' Istat dimostrano in modo inequivocabile come il Governo debba impedire a tutti i costi l'aumento dell'Iva nel 2020: in caso contrario, la spesa delle famiglie è destinata a crollare ulteriormente per effetto dei minori consumi da parte degli italiani", conclude il presidente Codacons.