di Lorenzo Pedrini

Il primo urbanista della storia, ricordato da Aristotele, a lasciare testimonianza scritta di un piano regolatore per l’edificazione di una città. Il luogo in questione è l’antica Mileto e il nome dell’architetto, Ippodamo, è lo stesso scelto per la nuova piattaforma informatica che punta a rivoluzionare la gestione e lo sviluppo dei nostri spazi urbani. A partire dall’immensa mole di dati generata da utenti e Pubblica Amministrazione e attraverso i finanziamenti del consorzio pubblico-privato Bi-Rex, uno degli otto Competence Center italiani, con sede a Bologna, nati dall’iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0. Un progetto ambizioso, dunque, votato alla costruzione a tutto tondo delle smart cities del futuro e promosso, in qualità di capofila, dalla società di servizi Rekeep, affiancata da partner di rilievo come Tim, Rekeep Digital, Epoca e, significativamente, Alma Mater Studiorum.

Si tratta, in sostanza, di iniziare a considerare la pianificazione e la manutenzione infrastrutturale e viaria come una materia organica, sulla quale incidere sfruttando le competenze e gli interessi comuni di amministratori, gruppi industriali, accademie e cittadinanza, a beneficio, assicura Rekeep, di ognuna delle componenti del tessuto sociale. "Desideriamo trasferire il modello gestionale che applichiamo da tempo al sistema immobiliare alla galassia della città – è il punto di vista di Maurizio Massanelli), direttore Innovazione di Rekeep S.p.A. –-, una soluzione per consentire che le decisioni di rilievo siano prese con consapevolezza e sulla base di dati reali, evitando la classica situazione in cui la mano sinistra non sa che cosa intenda fare la destra".

Il mezzo per raggiungere lo scopo, coniugando efficienza, crescita e trasparenza, è "creare una piattaforma sulla quale convergano tutte le informazione necessarie alla gestione cittadina, per convertirle, mediante il sistema di intelligenza artificiale che è il vero cuore di questa innovazione, in simulazioni virtuali capaci di anticipare temi e problemi che potrebbero sorgere". In breve, chiosa Massanelli, "abbattere le interferenze causate dalla disorganizzazione per abbattere i costi economici e sociali ed evitare, in questo modo, complicazioni e incomprensioni tra gli attori coinvolti". Gli esempi pratici, in questo senso, non mancano di certo, sia sul fronte delle piccole rimostranze legate a ripavimentazioni o interventi fognari non realizzati nei giusti tempi e modi (o non segnalati all’utenza con la corretta tempestività) sia su quello, ben più delicato, della pianificazione a medio e lungo termine di ristrutturazioni e riqualificazioni complesse, che interessano interi quartieri. Se, pertanto, una volta completato e validato il progetto, le pubbliche amministrazioni utilizzeranno la piattaforma Ippodamo, "alimentata da quanti più dati possibile in tempo reale", la consolle gestionale si incaricherà, nella visione di Massanelli, "di fornire un’utile consulenza sui provvedimenti da prendere, che resteranno, ovviamente, in carico ai decisori".

E se l’avvenire di Ippodamo, ora, dipende anche dai test sul prototipo della piattaforma che avverranno a Bologna nel 2021, i potenziali risparmi che potrebbe generare sono già stati analizzati da una ricerca dell’Università Bocconi. In una città di 400mila abitanti, secondo queste stime, il totale dei costi sociali dovuti ad esternalità negative legate al traffico ammonta infatti a circa 250 milioni di euro, mentre circa 75 sono i milioni da spendere, ogni anno, per manutenere le infrastrutture. Con uno strumento come Ippodamo, prevedendo un calo anche solo del 2% sulle esternalità negative, se ne potrebbero risparmiare 2 sul primo e 1 sul secondo fronte, oltre al 90% sui costi di liquidazione dei danni per sinistri.