di Lorenzo Frassoldati

Investire in terra conviene ancora? Per rispondere alla domanda cominciamo a dare un’occhiata ai prezzi dei terreni agricoli del 2019, ricorrendo agli ultimi dati disponibili rilevati ogni anno dal Crea-PB. L’andamento dei prezzi della terra nel 2019, dopo due anni positivi, segna una nuova battuta d’arresto (-0,4% rispetto al 2018) che si somma alla riduzione dell’attività di compravendita dopo quattro anni di continui aumenti.

Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono le regioni con le maggiori riduzioni (rispettivamente -2,8% e -4,5%), ma segno negativo anche per Lombardia, Emilia-Romagna, Molise e Sardegna. Le ragioni della contrazione – spiega il Crea – vanno ricercate nell’aggiustamento delle quotazioni in Veneto (con oltre 50.000 euroha detiene il primato dei valori medi regionali), nella scarsa redditività del comparto dei seminativi e nella mancanza dell’effetto trainante del comparto vitivinicolo. Sono le zone di pianura più in sofferenza (in media -1,2%) mentre le zone collinari e quelle montane presentano qualche modesto aumento.

Le ricadute dell’emergenza Covid-19 sul mercato fondiario, stando ai dati raccolti nei primi mesi del 2020, evidenziano una maggiore preoccupazione per le regioni meridionali rispetto alle settentrionali. Alcune tipologie aziendali, viticoltura e floricoltura in particolare al Centro Nord e l’ortofrutta al Sud, sono state particolarmente danneggiate dall’emergenza sanitaria; e sono quindi più esposte al rischio fallimento o cessione delle attività. Parzialmente in controtendenza si presenta il dato relativo al credito.

Secondo Bankitalia il credito per l’acquisto di immobili in agricoltura è aumentato del 16% nel 2019, riportando i valori complessivi (550 milioni di euro) a livelli comparabili con quelli di inizio decennio, ma ancora ridotti rispetto a quanto si riscontrava nel decennio scorso, quando il credito aveva raggiunto valori superiori ai 700 milioni di euro all’anno. Si conferma alto l’interesse anche nel 2019 per l’affitto dei terreni in alternativa all’acquisto, con una generale tendenza alla diminuzione della durata dei contratti. Scorrendo le tabelle Crea dei prezzi minimi e massimi dei terreni, si riscontra – come sempre – il top delle quotazioni per vigneti e frutteti (mele soprattutto) delle aree più pregiate. Il vigneto più prezioso è quello del Barolo Docg della Bassa Langa di Alba (CN) che arriva fino a 1,5 milioni di euroettaro. I vigneti del Brunello a Montalcino possono quotare fino a 700.000 euroettaro, mentre Bolgheri – patria del Sassicaia – arriva fino a 400.000 euro. Le bollicine del Prosecco Docg di Conegliano-Valdobbiadene sfiorano il mezzo milione di euroettaro, quelle di Asolo 380.000 euro. Il Trentino Alto Adige – dove la terra coltivabile scarseggia – ha prezzi stellari per le sue mele e i suoi vigneti. Dal lago di Caldaro alla Val Venosta alla Valle Isarco i vigneti (venduti spesso a metro quadro) sfiorano i 700.000 euroettaro; le bollicine del Trentodoc arrivano a 400.000 euro. Ma qui all’estremo nord anche le mele sono d’oro: i meleti della Val d’Adige tra Bolzano-Merano stanno tra 500 e 600.000 euro, quelli della Val Venosta salgono a 750.000 euro.