28 mar 2022

Un poker in mano alle Pmi per resistere alle turbolenze

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Un poker in mano alle Pmi per resistere alle turbolenze

INNOVARE, internazionalizzarsi, pianificare e crescere. È il poker vincente con cui le piccole e medie imprese possono diventare meno fragili di fronte alle turbolenze dell’economia legate alle tensioni geopolitiche e alla fiammata dell’inflazione. A identificare questi quattro importanti fattori scaccia-crisi è stata nei giorni scorsi Tiziana Marongiu, manager che occupa la carica di chief Business Development officer in Credimi, società che eroga finanziamenti alle imprese attraverso i canali digitali (digital lending) e ha raccolto finora oltre 83mila richieste di prestiti da pmi italiane.

In un paper divulgato la settimana passata, Marongiu ha sottolineato che, se nel 2021, il Pil del nostro Paese ha registrato un aumento del 6,6%, nel 2022 è attesa purtroppo una netta frenata: l’ultima previsione di Bankitalia è infatti di una più modesta crescita del 4% (già ridimensionata dal 4,4% di luglio), mentre S&P Global Ratings ha rivisto qualche giorno fa le stime al 3,3%. "E a farne le spese sono ancora una volta le microimprese, il cuore pulsante della nostra economia", sostiene Marongiu. Si tratta di 4,5 milioni di realtà produttive, con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro, che hanno "scarso potere contrattuale verso i fornitori, difficoltà a scaricare l’aumento dei costi sui clienti e in generale hanno strutture troppo fragili per resistere alle batoste che continuano a colpirle dopo mesi dall’inizio di questa crisi". Ancora una volta, a detta della manager di Credimi, "abbiamo davanti quella che rischia di essere una grande occasione sprecata. Il Pnrr", aggiunge Marongiu, "al di là dei proclami governativi secondo cui tutti gli obiettivi del 2021 sono stati rispettati, è ancora un piano fatto di dichiarazioni di intento e di grandi aspirazioni". Per questo le pmi devo attrezzarsi da sole a sconfiggere la crisi, adottando appunto quattro mosse vincenti. La prima consiste nel saper innovare, che significa non solo e non tanto realizzare prodotti nuovi, ma adottare un modello organizzativo e operativo efficiente, andando a prendere competenze dall’esterno, che possano colmare gli inevitabili gap di ogni piccola organizzazione. Ma innovare può significare anche ripensare il processo produttivo, automatizzandone alcune parti o cambiando le politiche di approvvigionamento. "Diversificare i fornitori per far fronte a blocchi e restringimenti delle catene di approvvigionamento ed evitare ritardi nella produzione è quanto mai vitale", aggiunge la manager di Credimi.

Tra i modi per innovare c’è anche quello di rivolgersi ai servizi digitali per integrarli nell’offerta ai clienti: servizi come ScalaPay o Klarna (che consentono di ripartire in poche rate i pagamenti per gli acquisti online) possono essere degli alleati per ampliare la base clienti delle imprese B2C (business to comumer), cioè che operano con i clienti finali. La seconda mossa per essere meno fragili consiste nell’internazionalizzarsi. Non è facile riuscirci per le aziende a dimensioni ridotte ma, secondo Marongiu, il "mondo è molto più alla portata anche di una pmi di quanto non si pensi, grazie alla digitalizzazione e al commercio elettronico. Terza mossa che le piccole e medie imprese devono fare è crescere dotandosi di nuove risorse finanziarie attraverso strumenti come l’emissione di minibond, l’utilizzo di piattaforme di crowdfunding o la quotazione su listini di borsa pensati apposta per le pmi come l’Euronext Global (l’ex Aim). Infine, il poker vincente per le piccole e medie imprese si chiude con un’altra carta: la capacità di pianificare.

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