GRANDI risparmiatori ma non grandi investitori. Da sempre le famiglie italiane sono così: accantonano un bel po’ di soldi ogni mese, ma spesso hanno difficoltà a trovare i prodotti finanziari giusti per far fruttare il loro tesoretto. E’ questa la realtà che emerge da una ricerca realizzata dalla casa di gestione Pictet AM, in collaborazione con Finer Finance Explorer, prendendo spunto innanzitutto dall’ultima indagine della Banca d’Italia, che ha misurato il grado di conoscenza della finanza tra i nostri connazionali. In particolare, sono stati presi in considerazione tre parametri di valutazione definiti dall’Ocse: conoscenze, comportamenti e attitudini. Ebbene, è emerso che il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani nel 2020 si è attestato al venticinquesimo posto su 26 paesi analizzati. Il che mette di fronte...

GRANDI risparmiatori ma non grandi investitori. Da sempre le famiglie italiane sono così: accantonano un bel po’ di soldi ogni mese, ma spesso hanno difficoltà a trovare i prodotti finanziari giusti per far fruttare il loro tesoretto. E’ questa la realtà che emerge da una ricerca realizzata dalla casa di gestione Pictet AM, in collaborazione con Finer Finance Explorer, prendendo spunto innanzitutto dall’ultima indagine della Banca d’Italia, che ha misurato il grado di conoscenza della finanza tra i nostri connazionali. In particolare, sono stati presi in considerazione tre parametri di valutazione definiti dall’Ocse: conoscenze, comportamenti e attitudini. Ebbene, è emerso che il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani nel 2020 si è attestato al venticinquesimo posto su 26 paesi analizzati. Il che mette di fronte all’evidenza che ci sia ancora molta strada da fare su questo fronte. Ma perché le famiglie della Penisola sono così a digiuno di tematiche che riguardano gli investimenti? E’ proprio su questo aspetto che hanno indagato gli autori dell’indagine di Finer-Pictet AM, evidenziando che la ragione principale (tra chi si dichiara poco interessato alla finanza), è uno scarso interesse per gli argomenti economici (51%), seguito da una scarsa fiducia verso il settore 34%) e dalla mancanza di soldi da investire (24%).

Non tutti gli italiani, però, hanno lo stesso approccio. Di solito, l’interesse per la finanza è proporzionale alla ricchezza disponibile. Nella clientela classificata come Mass Market, che ha un patrimonio a disposizione non superiore a 50mila euro a testa, ben il 20% delle persone si dichiara poco o per niente interessato ai temi finanziari. Nella clientela classificata invece come Private, che dispone di un patrimonio sopra i 500mila euro, la quota di persone disinteressate alla finanza e agli investimenti quasi si dimezza, scendendo all’11%. Eppure, nonostante una preparazione lacunosa, c’è una quota consistente di italiani che vuole informarsi di più. Il 31% delle persone interpellate dall’indagine, dichiara infatti di avere un livello di conoscenze basso, ma desidera porre rimedio a tale condizione.

Finalmente oggi c’è una coscienza diffusa che una maggiore cultura finanziaria potrebbe essere centrale per il rilancio dell’economia del Paese, ha detto Daniele Cammilli, capo del marketing per l’Italia di Pictet AM, sottolineando che "questa nuova consapevolezza potrebbe essere un ottimo incentivo ad approfondire le tematiche economiche-finanziarie, andando anche al di là dell’interesse per la gestione dei propri risparmi". Nicola Ronchetti, fondatore di Finer Finance Explorer, ha invece sottolineato le sfide che si trovano di fronte i consulenti finanziari, i dipendenti bancari e più in generale chi gestisce il patrimonio dei risparmiatori. "Questi professionisti, piuttosto che chiamare il cliente quando c’è da vendere questo o quel prodotto – ha aggiunto Ronchetti – dovrebbero pensare innanzitutto a parlare con lui di progetti di vita, che sono poi alla base di una corretta pianificazione finanziaria. Il guaio è che molti nostri connazionali non sono abituati ad avere una figura professionale di riferimento, adeguatamente qualificata, per la gestione del loro patrimonio".

A evidenziarlo è stato Alessandro Paralupi, segretario generale dell’Ocf, un organismo che vigila sui consulenti finanziari italiani e sul loro albo professionale, che ha messo in guardia dai rischi del cosiddetto informal advice, la consulenza informale (e spesso improvvisata). Oggi, infatti, soltanto il 20% degli italiani si affida abitualmente a un consulente finanziario o a un gestore bancario per avere consigli d’investimento. Una quota del 40% di affida invece a suggerimenti informali, che provengono da parenti o amici. C’è dunque molto lavoro da compiere per far crescere i nostri connazionali sul fronte dell’educazione finanziaria. Per gli addetti ai lavori del settore la sfida è dunque aperta, tenendo conto di alcuno aspetti importanti: sempre secondo l’indagine di Pictet AM e Finer, gli italiani chiedono a chi dovrebbe supportarli nella conoscenza soprattutto una capacità di ascolto dei bisogni e il supporto nella realizzazione dei progetti di vita.