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30 mag 2022

Quando si può definire un prezzo conveniente?

30 mag 2022
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Economia
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Quando si può definire un prezzo conveniente?
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Quando si può definire un prezzo conveniente?

di Davide

Biocchi

QUANDO un titolo è conveniente? È la tipica domanda che assilla chi opera in Borsa, perché comprare a prezzi convenienti significa aumentare da subito le chance di guadagnare. Ma quando si può definire un prezzo conveniente? Se fosse un prodotto alimentare, sarebbe facile: il più conveniente è quello che costa meno. Ecco perché molti, in perfetto stile massaia, quando vedono un prezzo in forte ribasso, subito lo percepiscono come “goloso” e si buttano a comprare. Fanno bene? La risposta è: dipende dall’approccio, cioè dall’orizzonte temporale dell’operazione. Infatti, in Borsa si può agire da investitore o da trader e le dinamiche sono talmente diverse da risultare agli antipodi. Gli investitori hanno orizzonte temporale lungo e cercano di puntare certi titoli quando nessuno ci crede più, perché solo in quei frangenti spuntano prezzi competitivi. Investire richiede grande capacità sia nel selezionare i titoli con maggiore potenziale, sia nell’avere abbastanza muso da riuscire a comprarli quando tutti gli altri li evitano. Per l’investitore è quindi essenziale non farsi coinvolgere dal comun sentire, per evitare di accodarsi alla massa.

Il trader invece con la massa si muove, approfittando delle mode che generano tendenze conclamate nell’andamento dei prezzi. Con grande abilità egli deve ottimizzare il tempismo con cui esegue le operazioni, perché un errore anche minimo nel timing, può trasformare un suo guadagno in perdita. Il bagarino è un perfetto esempio di trader: approfitta della fame di biglietti per un evento per lucrare sui prezzi, ma se non li vende per tempo, si trova in mano carta straccia... Confrontare investitore e trader è come paragonare un maratoneta con uno sprinter: entrambi possono essere bravi, ma in contesti diversi. Ecco quindi che il concetto di convenienza cambia: per l’investitore, il prezzo sarà conveniente quando basso, per il trader invece il prezzo di per sé non è significativo. Quel che conta è il momentum, cioè l’inerzia, per cui può convenirgli anche comprare nuovi massimi, purché il prezzo continui a salire.

Dove sta il paradosso? Che queste due attività, così distanti tra loro, possono confondersi, generando disagio e senso di confusione. Capita infatti a molti di comprare prezzi in discesa, attratti da un approccio stile investitore, per poi però aspettarsi ritorni immediati, come il più accanito dei trader, che però non arrivano. Sarà per questo che molti perdono in Borsa? Se fosse così, basterebbe focalizzarsi sull’approccio da adottare, evitando di mischiare ingredienti incompatibili.

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