17 gen 2022

Private banking, la sfida dei big si gioca sui tesoretti dei paperoni

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Private banking, la sfida dei big si gioca sui tesoretti dei paperoni

LA SFIDA è soprattutto su un terreno: la conquista degli investitori più ricchi. Sembra ormai chiara la scelta strategica delle maggiori banche italiane che anche nel 2022, come negli anni precedenti, punteranno sui clienti di fascia medio-alta. Si tratta degli investitori che usufruiscono dei servizi di private banking, cioè quell’insieme di attività di gestione del patrimonio destinate a chi possiede una ricchezza finanziaria complessiva superiore a 500mila euro. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm e anche il gruppo Generali: oggi tutti i big del settore bancario e assicurativo italiano si stanno posizionando in forze nel business del private banking, per una ragione strategica ben precisa. Con i tassi d’interesse ancora bassi, con il mercato del credito sempre più affollato di nuovi player e con i servizi di base allo sportello via via meno redditizi, far soldi con le attività più tradizionali sta diventando sempre più difficile. Meglio dunque concentrarsi sulle offerte a valore aggiunto destinate proprio alla clientela più ricca, che è disposta a pagare un po’ di più (in termini di commissioni proporzionali al patrimonio posseduto), per avere in cambio servizi sofisticati ed evoluti. Non a caso, il private banking e il wealth management (così viene definita in inglese la gestione dei grandi patrimoni), saranno al centro del piano d‘impresa della prima banca italiana: Intesa Sanpaolo, che lo presenterà il prossimo mese. Ad anticiparlo è stato nei mesi scorsi l’amministratore delegato Carlo Messina, che ha sottolineato come la gestione del risparmio sia incentrata "su un rapporto di fiducia tra i clienti e la banca", basato anche sulla presenza nel territorio. Dunque, le filiali degli istituti di credito saranno in futuro sempre più dedicate alla consulenza in materia di investimenti, assicurazioni e sull‘amministrazione del patrimonio familiare e sempre meno alle operazioni ordinarie come gli incassi o i trasferimenti di denaro, che ...

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