PIÙ DI 9,3 MILIARDI di euro in un un mese. E’ la cifra che gli italiani hanno investito ad agosto nei prodotti del risparmio gestito (o asset management), cioè nei fondi comuni e nelle gestioni patrimoniali. Era dal 2014 che non si vedeva un dato più alto nel mese centrale dell’estate. Tra gennaio e gli inizi di settembre, invece, la raccolta in Italia dei fondi comuni di investimento e delle gestioni patrimoniali è stata pari a 67 miliardi di euro mentre lo stock di patrimonio investito in questi prodotti finanziari ha toccato un nuovo record di 2.561 miliardi. A rivelarlo sono le statistiche pubblicate la scorsa settimana da Assogestioni, l’associazione di categoria rappresentativa delle società di gestione del risparmio (sgr) che ogni mese, puntualmente, certifica il buon momento attraversato dall’asset management nazionale, un settore che ha ormai alle spalle una...

PIÙ DI 9,3 MILIARDI di euro in un un mese. E’ la cifra che gli italiani hanno investito ad agosto nei prodotti del risparmio gestito (o asset management), cioè nei fondi comuni e nelle gestioni patrimoniali. Era dal 2014 che non si vedeva un dato più alto nel mese centrale dell’estate. Tra gennaio e gli inizi di settembre, invece, la raccolta in Italia dei fondi comuni di investimento e delle gestioni patrimoniali è stata pari a 67 miliardi di euro mentre lo stock di patrimonio investito in questi prodotti finanziari ha toccato un nuovo record di 2.561 miliardi. A rivelarlo sono le statistiche pubblicate la scorsa settimana da Assogestioni, l’associazione di categoria rappresentativa delle società di gestione del risparmio (sgr) che ogni mese, puntualmente, certifica il buon momento attraversato dall’asset management nazionale, un settore che ha ormai alle spalle una crescita ultradecennale, seppur intervallata da qualche alto e basso.

Assogestioni ha anche commissionato una indagine all’istituto di ricerca Censis, che è stata presentata all’ultima edizione di Salone del Risparmio e che ha analizzato il rapporto che le famiglie della Penisola hanno con gli investimenti finanziari. Gli italiani, si sa, sono sempre stati un popolo di grandi risparmiatori. E lo sono diventati ancor di più durante la pandemia, a causa dei crescenti timori riguardo a un futuro più precario, non soltanto dal punto di vista sanitario ma anche economico. Nel primo trimestre del 2021, secondo il rapporto Censis-Assogestioni, il valore delle attività finanziarie delle famiglie è arrivato a infatti a quasi 4.900 miliardi di euro, con un aumento del 10,9% in termini reali (cioè tenendo conto anche degli effetti dell’inflazione) rispetto allo stesso periodo del 2020. Contemporaneamente, però, la liquidità delle famiglie è aumentata di 85,5 miliardi di euro (+5,7%), toccando la cifra record di 1.600 miliardi. I nostri connazionali, insomma, pensano sempre a crearsi un gruzzoletto per il futuro o per affrontare gli imprevisti del presente. Tuttavia, forse per paura o per smarrimento, le famiglie tengono molti soldi (probabilmente un po’ troppi) in giacenza su strumenti liquidi che rendono poco o nulla come i conti correnti. Inoltre, non va dimenticato un particolare importante: la propensione al risparmio aumenta all’aumentare del reddito. Chi ha di più, può ovviamente permettersi il lusso di accantonare di più. Tra gli italiani con reddito sotto i 15mila euro annui, per esempio, la quota di nostri connazionali che riesce ad accantonare ogni mese una parte di quello che guadagna è pari al 66%. Tra le famiglie e i lavoratori che invece hanno un reddito annuo compreso tra 15mila e 30mila euro, la percentuale di persone che risparmiano sale all’81,7%, per crescere ulteriormente all’82,7% nella fascia di reddito tra 30mila e 50mila euro annui. Infine, se si prende in esame la popolazione che guadagna più di 50mila euro lordi all’anno, la quota di individui che riescono ad accantonare qualcosa mensilmente sale ben oltre il 91%.

"Dopo oltre un anno di pandemia, gli italiani risparmiano di più e hanno più risparmio in portafoglio", hanno scritto gli autori del Rapporto Censis-Assogestioni, evidenziando però un aspetto tutt’altro che trascurabile: "Il risparmio è disegualmente distribuito, visto che alle disparità tradizionali come quelle tra anziani e giovani, se ne sono aggiunte di nuove, che sono esito ad esempio della crisi pandemica del lavoro autonomo e della piccola impresa". Inoltre, sempre secondo gli autori dello studio, "il risparmio degli anziani è stato il carburante del welfare intrafamiliare, con genitori e nonni ben patrimonializzati che hanno trasferito risorse a figli e nipoti colpiti dalla crisi". Il report ha infatti messo in evidenza che ben il 50,8% dei giovani definisce gli anziani della propria famiglia come il proprio bancomat. Il Rapporto Censis-Assogestioni ha anche rilevato un crescente interesse nel nostro Paese per gli investimenti sostenibili, contraddistinti nel settore finanziario dalla sigla Esg (enviromental, social, governance) Il 52,5% degli italiani si dichiara infatti interessato a investire i propri risparmi nell’acquisto di prodotti finanziari Esg. Il 23,3% degli intervistati li definisce la prima scelta di investimento e a farlo sono soprattutto giovani (34,2%), gli imprenditori e i liberi professionisti (45,8%), i dirigenti (44,9%) e i laureati (31,1%).