Fondi comuni nel portafogli di un italiano su cinque, piacciono i Pac
Fondi comuni nel portafogli di un italiano su cinque, piacciono i Pac
PIÙ di 11,5 milioni di persone, secondo le ultime statistiche aggiornate a fine 2020. Stiamo parlando degli italiani che hanno acquistato i fondi comuni d’investimento, attraverso gli sportelli delle banche o le reti dei consulenti finanziari. I dati sono stati diffusi nelle scorse settimane dall’ufficio studi di Assogestioni, la sigla di categoria che rappresenta le maggiori società di gestione del risparmio italiane ed estere attive nel nostro Paese. Circa un italiano su 5, secondo gli analisti di Assogestioni, ha dunque nel portafoglio le quote di uno o più fondi, e ha investito in media una somma di circa 47mila euro. Nell’arco di un anno e mezzo, tra la primavera del 2019 e la fine del 2020, i fondi si sono dunque ritagliati uno spazio significativo tra i risparmi delle famiglie di tutta la Penisola, anche se la maggior parte dei sottoscrittori si trova nelle...

PIÙ di 11,5 milioni di persone, secondo le ultime statistiche aggiornate a fine 2020. Stiamo parlando degli italiani che hanno acquistato i fondi comuni d’investimento, attraverso gli sportelli delle banche o le reti dei consulenti finanziari. I dati sono stati diffusi nelle scorse settimane dall’ufficio studi di Assogestioni, la sigla di categoria che rappresenta le maggiori società di gestione del risparmio italiane ed estere attive nel nostro Paese. Circa un italiano su 5, secondo gli analisti di Assogestioni, ha dunque nel portafoglio le quote di uno o più fondi, e ha investito in media una somma di circa 47mila euro. Nell’arco di un anno e mezzo, tra la primavera del 2019 e la fine del 2020, i fondi si sono dunque ritagliati uno spazio significativo tra i risparmi delle famiglie di tutta la Penisola, anche se la maggior parte dei sottoscrittori si trova nelle regioni settentrionali.

Il 38% abita nel Nord-Ovest, il 26% nel Nord-Est, il 19% risiede al Centro, mentre una quota residuale dei sottoscrittori è al Sud (11%) e nelle Isole (5%). Non ci sono invece differenze significative per quel che riguarda i sessi: il 53% sono uomini e il 47% è rappresentato da donne. Più rilevanti sono invece i dati sulla distribuzione anagrafica dei nostri connazionali che investono in fondi: circa il 41% appartiene alla cosiddetta generazione del Baby-Boom, che include le persone nate tra il 1946 e il 1964. Non trascurabile anche la quota degli investitori della generazione X (cioè i nati tra il 1965 e il 1980) che sono il 27% del totale, mentre gli appartenenti alla silent generation (i nati tra il 1928 e il 1945) sono circa il 20%. I giovani millennial venuti al mondo dal 1980 in poi rappresentano ancora una stretta minoranza tra i sottoscrittori dei fondi comuni e non superano il 10%. Tale quota ridotta trova una semplice spiegazione nel fatto che i giovani under 30 e under 40, a differenza dei loro genitori o nonni, non hanno ancora molti risparmi da parte. Non a caso, la cifra investita nei fondi cresce di pari passo con l’età del risparmiatore. Se la media generale è di 47mila euro, sale a 65mila euro tra chi ha più di 60 anni mentre scende a soli 17mila euro tra gli under 40.

Al di là di questi dettagli e di queste differenze, una cosa è però certa: i fondi comuni d’investimento sono prodotti finanziari oggi molto gettonati tra i nostri connazionali, che sembrano preferirli di gran lunga ai vecchi e cari titoli di Stato, che ormai rendono poco o nulla o addirittura hanno interessi negativi. Facendo un confronto con il passato, vediamo che oggi la percentuale di persone che investono in fondi è ai massimi storici, dopo aver attraversato fasi di alti e bassi nei decenni scorsi. Tra il 2002 e il 2005, per esempio, il totale dei sottoscrittori di fondi comuni italiani calcolato da Assogestioni si è mantenuto sopra i 9 milioni, per poi ridursi progressivamente fino al 2012, anno in cui ha raggiunto il minimo di 5,4 milioni. Nell’ultimo decennio, la risalita: gli oltre 11 milioni di sottoscrittori a fine 2020 (anche se il dato di quest’anno non è pienamente confrontabile con quelli passati perché include anche i fondi esteri).

Un altro dato interessante, tra quelli diffusi da Assogestioni, è che oltre il 24% degli italiani che investono in fondi comuni sceglie di farlo "a rate", con la formula del Pac (piano di accumulo del capitale). Si tratta di una modalità di investimento graduale in cui l’investitore acquista le quote dei fondi versando periodicamente (di solito ogni mese) piccole somme di denaro (per esempio appena 100 o 200 euro). La sottoscrizione del Pac è considerata un modo intelligente di investire ed è spesso consigliata soprattutto per puntare sul settore azionario, dove i risparmiatori sbagliano non di rado il timing, cioè entrano sui mercati nel momento sbagliato, quando i prezzi sono troppo alti e i listini stanno per iniziare una fase di ribassi. Con i piani di accumulo del capitale, questo errore viene evitato poiché l’investitore si posiziona sul mercato a piccoli passi. Nel lungo periodo, cioè nell’arco di 5-10 anni, questa strategia è quasi sempre premiante anche se viene praticata ancora da una minoranza di italiani. La maggior parte dei nostri connazionali (oltre il 63%) sottoscrive infatti le quote dei fondi comuni di investimento con un Pic (piano di investimento del capitale), cioè in un’unica soluzione.