DA 90 A 113 MILIARDI di euro. E’ la crescita che in un paio di anni, tra il 2021 e il 2023, registrerà lo stock di crediti deteriorati lordi “in pancia“ alle banche italiane, cioè i prestiti e i finanziamenti che i debitori hanno difficoltà a ripagare entro le scadenze prestabilite. Già, perché la pandemia del Covid-19, oltre a far sprofondare il Pil e portare un bel po’ di disoccupazione, farà aumentare il numero di debitori in difficoltà, seppur con un effetto temporale ritardato rispetto all’andamento dell’economia e del mercato del lavoro. I dati sono stati esposti nel corso dell’ultima edizione dell’ Npl Meeting, svoltosi il 24 settembre scorso a Cernobbio e organizzato da Banca Ifis, istituto specializzato nelle soluzioni di finanziamento alle imprese e nella gestione dei crediti...

DA 90 A 113 MILIARDI di euro. E’ la crescita che in un paio di anni, tra il 2021 e il 2023, registrerà lo stock di crediti deteriorati lordi “in pancia“ alle banche italiane, cioè i prestiti e i finanziamenti che i debitori hanno difficoltà a ripagare entro le scadenze prestabilite. Già, perché la pandemia del Covid-19, oltre a far sprofondare il Pil e portare un bel po’ di disoccupazione, farà aumentare il numero di debitori in difficoltà, seppur con un effetto temporale ritardato rispetto all’andamento dell’economia e del mercato del lavoro. I dati sono stati esposti nel corso dell’ultima edizione dell’ Npl Meeting, svoltosi il 24 settembre scorso a Cernobbio e organizzato da Banca Ifis, istituto specializzato nelle soluzioni di finanziamento alle imprese e nella gestione dei crediti deteriorati. Tuttavia, nonostante ci sia un aumento delle sofferenze sui finanziamenti, per gli analisti di Banca Ifis la situazione nei bilanci bancari resta sotto controllo ed è ben lontana da quella registrata nel 2013, ai tempi della crisi di Eurolandia.

Allora, il valore degli Npe (non performing exposure), cioè il rapporto tra i prestiti deteriorati e il totale dei crediti erogati , era al livello record del 17% circa, contro il 4,7% di oggi e il 5,9% atteso nel 2023. Questo perché c’è stato un mix di fattori che ha disinnescato la bomba degli Npl (non performing loans, un’altra espressione utilizzata dagli addetti ai lavori per classificare i finanziamenti in sofferenza). Lo Stato è infatti intervenuto per fronteggiare la crisi con nuove regole che favoriscono le moratorie sui debiti ed è stato istituito un fondo di garanzia pubblica (Gacs) che agevola lo smobilizzo dei crediti deteriorati. Per liberare il peso dei prestiti sofferenti dai loro bilanci, infatti, le banche effettuano delle operazioni che si chiamano cartolarizzazioni, cioè li “impacchettano“ e li trasformano in titoli negoziabili sul mercato, per poi cederli a operatori specializzati come Banca Ifis, che sanno gestirli e recuperarli, dopo averli ovviamente acquisiti a un valore inferiore a quello originario. Non a caso, mentre i crediti deteriorati presenti nei bilanci bancari saranno pari a 113 miliardi nel 2023, lo stock totale di quelli esistenti in Italia vale molto di più: 345 miliardi nel 2021, per poi salire a 430 miliardi nel 2023.

Gran parte di questi finanziamenti, però, sono stati appunto ceduti sul mercato a player specializzati, proprio attraverso le cartolarizzazioni Inaugurando i lavori dell’Npl Meeting, il vice presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio, ha sottolineato i valori che devono ispirare chi svolge un’attività "delicata" come la gestione dei crediti problematici. "Etica, sostenibilità e trasparenza, devono essere alla base del nostro lavoro", ha detto Fürstenberg Fassio, aggiungendo che questo modus operandi significa innanzitutto trattare il debitore con rispetto, trasparenza e linearità, proponendogli soluzioni che siano "intonate alla sua situazione".

"Prestiamo molta attenzione ai temi della sostenibilità, in particolare per quel che riguarda gli aspetti sociali", ha dichiarato l’amministratore delegato di Banca Ifis, Frederik Geertman, sottolineando che portare fuori dalle banche i prestiti deteriorati vuol dire anche consentire agli istituti di credito di sostenere maggiormente l’economia reale e le imprese sane. Durante l’Npl Meeting, Banca Ifis ha divulgato dati interessanti anche per quanto riguarda le aste di immobili. Nel 2021, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, le aste di case e fabbricati sono calate: la stima è di 125mila vendite all’incanto nell’arco di tutto l’anno, per una base d’asta complessiva di 17 miliardi di euro. Nel 2022, visto lo slittamento in avanti di molte operazioni, secondo le stime di Banca Ifis arriveranno sul mercato un bel po’ di immobili all’asta: la previsione è di un totale di 290mila vendite, con un valore base di 43 miliardi. Chi vuole fare acquisti, insomma, troverà molte più occasioni.