di Achille Perego Si chiude oggi, dopo i due giorni supplementari concessi dalla Consob, l’Opas di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. E se non ci sono più dubbi sul grande successo dell’offerta, dato che già martedì l’Opas aveva registrato quasi il 72% delle adesioni sancendo il via libera all’integrazione della quarta banca italiana nella prima (fondamentale per avere il controllo senza problemi dell’assemblea straordinaria era superare l’asticella del 66,67%), l’ultimo interrogativo riguarda la soglia finale che verrà raggiunta. Ieri all’Opas è stato consegnato un altro...

di Achille Perego

Si chiude oggi, dopo i due giorni supplementari concessi dalla Consob, l’Opas di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. E se non ci sono più dubbi sul grande successo dell’offerta, dato che già martedì l’Opas aveva registrato quasi il 72% delle adesioni sancendo il via libera all’integrazione della quarta banca italiana nella prima (fondamentale per avere il controllo senza problemi dell’assemblea straordinaria era superare l’asticella del 66,67%), l’ultimo interrogativo riguarda la soglia finale che verrà raggiunta. Ieri all’Opas è stato consegnato un altro 3,8% del capitale arrivando al 75,68%.

Livello che oggi sarà incrementato tenendo conto che l’ultimo giorno vede di solito ancora l’apporto di azioni da parte di investitori istituzionali e arbitraggisti a cui farebbe capo un 10-15%, oltre che degli ultimi soci retail che, aderendo, otterrebbero il premio di quasi il 45% (in base alle quotazione del 14 febbraio) garantito dall’offerta di Intesa: un concambio di 17 a 10 più, con il rilancio cash, 57 centesimi per azione che saranno pagati il 5 agosto insieme con l’operazione di concambio.

Il raggiungimento del 90% o di oltre il 95% di adesioni renderebbe ancora più agevole per Intesa l’operazione anche sul fronte dell’acquisto delle azioni Ubi non consegnate all’offerta, senza diritto di recesso né premio per gli azionisti di minoranza. In qualsiasi caso, il successo dell’Opas porterà, con il via libera in assemblea straordinaria (tra settembre e ottobre) al cambio della governance e all’approvazione dell’integrazione con il delisting oltre alla cessione di 532 sportelli a Bper e di attività assicurative a Unipol.

Un percorso che dovrebbe concludersi entro fine anno e portare all’operatività della fusione dal 2021. Intanto lunedì il cda di Ubi sarà chiamato ad approvare la semestrale (quello di Intesa si riunirà il giorno dopo) mentre il mercato – che ha promosso l’operazione – si interroga se già in quella sede l’ad Victor Massiah, fin da subito insieme al cda contrario all’Opas, annuncerà le dimissioni di fronte a quella che, indubbiamente, può essere considerata una sconfitta.

Vincente invece è stato il progetto del ceo di Intesa Carlo Messina – che ha convinto anche i soci-imprenditori bergamasco-bresciani di Ubi, le fondazioni e persino tre consiglieri di Ubi – per la creazione di un gruppo bancario italiano leader in Europa. Settimo nell’Eurozona per ricavi con 21 miliardi e terzo per capitalizzazione con circa 48, 460 miliardi di impieghi e 1.100 miliardi di risparmi.

L’Opas di Intesa verso Ubi – dopo la quale la Borsa immagina il via a un nuovo risiko bancario che potrebbe coinvolgere Bper, Banco Bpm, Creval e Mps – per Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo, "è stata un’operazione coraggiosa che consolida il sistema bancario del nostro Paese, rafforza Intesa Sanpaolo e tende a valorizzare l’importante potenziale di Ubi".