Inspire Brands si mangia le ciambelle di Dunkin’ per 11,3 miliardi di dollari, in una delle acquisizioni maggiori dell’ultimo decennio nel settore della ristorazione nord americana. Con l’operazione Dunkin’ si va ad aggiungere ad altri popolari marchi americani, quali Sonic Drive-In, Arby’s e Buffalo Wild Wings, già sotto il controllo di Inspire, divenuto un vero e proprio colosso in soli tre anni dalla sua...

Inspire Brands si mangia le ciambelle di Dunkin’ per 11,3 miliardi di dollari, in una delle acquisizioni maggiori dell’ultimo decennio nel settore della ristorazione nord americana. Con l’operazione Dunkin’ si va ad aggiungere ad altri popolari marchi americani, quali Sonic Drive-In, Arby’s e Buffalo Wild Wings, già sotto il controllo di Inspire, divenuto un vero e proprio colosso in soli tre anni dalla sua fondazione. Appoggiato dalla società di private equity Roark Capital, Inspire è infatti cresciuta a colpi di acquisizioni fino a divenire uno dei maggiori operatori di ristoranti americano. Con Dunkin’ in portafoglio, Inspire non solo si rafforza ma compie un vero e proprio balzo in avanti, raddoppiando la sua presenza fisica grazie ai 12.700 punti vendita di ciambelle e i 7.900 ristoranti Baskin-Robbins. Nonostante questo per Inspire l’acquisizione è in parte una scommessa: fast-food e ristoranti sono stati infatti travolti dalla pandemia: circa uno su sei ha chiuso negli Stati Uniti.

Ma "Dunkin’ e Baskin-Robbins sono due leader con oltre 70 anni di storia, e sono due dei marchi icona fra i ristoranti nel mondo", spiega Paul Brown, l’amministratore delegato di Inspire Brands. Le trattative fra i due gruppi, che con la loro unione guardano al dopo pandemia, erano iniziate prima dell’emergenza sanitaria. Ma il Covid-19 le ha rallentate, causando un brusco calo delle vendite di Dunkin’, catena specializzata nella colazione che senza le scuole e gli uffici si è svuotata dei suoi usuali clienti. Di fronte ai locali vuoti, Dunkin’ ha investito nel digitale e nell’offrire un maggior numero di servizi. Uno sforzo grazie al quale il terzo trimestre si è chiuso con un utile di 74 milioni di dollari, il 2% in più rispetto allo scorso anno.

Un risultato positivo raggiunto anche grazie a un taglio dei costi: Dunkin’ ha infatti annunciato nei mesi scorsi la chiusura di 800 punti vendita. L’acquisizione da 106,50 dollari per azione apre un nuovo capitolo nella storia di Dunkin’ che, dopo aver scaricato ‘Donuts’ dal suo nome nel 2019, lascia ora la Borsa.