NEL SUO DISCORSO programmatico sullo sviluppo dell’agroalimentare italiano, il premier Conte ha individuato l’urgenza di innovare con pratiche sostenibili la produzione di beni destinati all’alimentazione citando, per esempio, la lotta integrata, il metodo biologico e quello biodinamico. Ognuno di questi metodi obbedisce all’obbiettivo di un uso razionale dell’agricoltura, volto a limitare, nel primo caso, l’uso di pesticidi e concimi di sintesi sfruttando ad esempio la concorrenza positiva tra insetti nella difesa delle piante, oppure ad eliminare del tutto i prodotti chimici di sintesi, come nel caso del biologico e biodinamico. Il futuro, dunque, vedrà sempre più svilupparsi modelli agricolo in queste direzioni. Di fatto, l’Ue ha normato fin dal 1991, con una serie di regolamenti, protocolli di lavoro per ogni filiera ed un sistema di certificazione, svolto da un ente terzo, che controlli ogni fase del processo produttivo. Al crescere della sensibilità ed attenzione del consumatore, non solo italiano, verso ciò che mangia e come lascerà il pianeta ai propri figli è, di pari passo, cresciuta anche la necessità di informarsi, di capire dove stanno le differenze tra metodi. L’informazione e la comunicazione in questo campo si è spesso trasformata in una guerra di crociate, divise tra i puristi del biologico e biodinamico e gli inquinatori dell’agricoltura convenzionale. Nulla di più sbagliato. Per chiunque si occupi davvero di agricoltura, l’obiettivo è produrre beni che siano sani, evitando di inquinare la terra dove lavoriamo e lavorano i nostri figli.

SAREBBE del resto assurdo il contrario. Certo la ricerca deve e dovrà sempre più aiutare ad innovare i sistemi per produrre riducendo il più possibile ogni possibile rischio sia alimentare che ambientale. Questo deve essere l’obiettivo comune, senza nessuna partigianeria. Il metodo biodinamico, spesso sventolato dai detrattori, come stregoneria, è, per esempio, perfettamente sdoganato anche in termini normativi dai regolamenti europei del biologico. Infatti l’agricoltura biodinamica utilizza unicamente pratiche e prodotti ammessi in bioagricoltura e le aziende sono obbligatoriamente assoggettate al regime di controllo pubblico del bio. Le differenze nei disciplinari biodinamici sono in senso restrittivo. La normativa, italiana ed europea, include e riconosce l’agricoltura biodinamica come parte del biologico. Tra l’altro, un disegno di legge, approvato alla Camera e in discussione al Senato si propone di disciplinare ulteriormente questo campo con piani di innovazione, ricerca e formazione. E’ in corso, come prevedibile, una serrata discussione tra ricercatori ed organizzazioni, con diverse opinioni sul testo. Il dibattito è comunque utile; speriamo si trasformi in un’occasione importante per informare ancora più efficacemente e correttamente il consumatore. Davide.gaeta@univr.it