RESILIENZA e adattamento, attitudine al digitale e allo smart working, elevate velocità e flessibilità nell’adattarsi ai cambiamenti improvvisi del mercato e un ottimo livello di competenze tecniche e informatiche: non c’è bisogno di essere una ’big tech’ per volare nel settore ICT. Negli ultimi 12 mesi le start up e le PMI innovative hanno saputo cogliere l’accelerazione data dalla pandemia per crescere. Lo conferma la seconda edizione del rapporto “Start up e PMI innovative ICT: performance economica”, realizzato da Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT e InfoCamere, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale. Il monitoraggio conferma innanzi tutto la crescita numerica costante: a inizio ottobre 2021 le start up e PMI innovative ICT risultano essere 7.749 (tante sono le...

RESILIENZA e adattamento, attitudine al digitale e allo smart working, elevate velocità e flessibilità nell’adattarsi ai cambiamenti improvvisi del mercato e un ottimo livello di competenze tecniche e informatiche: non c’è bisogno di essere una ’big tech’ per volare nel settore ICT. Negli ultimi 12 mesi le start up e le PMI innovative hanno saputo cogliere l’accelerazione data dalla pandemia per crescere. Lo conferma la seconda edizione del rapporto “Start up e PMI innovative ICT: performance economica”, realizzato da Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT e InfoCamere, la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale. Il monitoraggio conferma innanzi tutto la crescita numerica costante: a inizio ottobre 2021 le start up e PMI innovative ICT risultano essere 7.749 (tante sono le imprese iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese, ai sensi del decreto-legge 1792012), cioè il +16,3% rispetto alle 6.663 di fine febbraio 2021. Rispetto ai filoni di attività, le dinamiche leggermente più positive riguardano le società che si occupano di IA, blockchain, cybersecurity e digital solutions.

Il rapporto mette a confronto start up e PMI innovative sia ICT che non, anche in riferimento ai bilanci depositati a fine 2020. Le 4537 società ITC avevano prodotto, lo scorso anno, beni e servizi per 1,2 miliardi di euro, contro complessivi 1,5 miliardi di euro delle 4.863 non-ICT. Per le prime, il valore di produzione medio risulta pari a 263,3 mila euro, ma con valori medi più alti in ambito 4.0 (300,5 mila euro), ICT non specificato (299,8 mila euro), altre tecnologie digitali (293,3 mila euro) e digital enabler (279,4 mila euro). Per contro, le non-ITC hanno prodotto per un valore medio di 310,6 mila euro. Complessivamente per ogni euro di produzione, le ICT hanno generato 33,8 centesimi di valore aggiunto contro i 22,2 nel segmento non-ICT. E nei bilanci le ITC hanno generato valore aggiunto per 406 milioni di euro, superiore ai 332,8 milioni del segmento non-ICT. Ancora più evidenti le differenze di valore aggiunto per addetto (21,8 mila euro di media e 17,7 mila euro di mediana nell’ICT contro 11,2 mila euro di media e 14,6 mila euro di mediana nel segmento non ICT), a conferma dell’elevato grado di conoscenza e competenze applicate nel segmento ICT. Attenzione, però : anche a causa dei maggiori costi per addetto, gli indicatori di profittabilità sono meno remunerativi nel settore ICT rispetto al settore non-ICT almeno nei primi anni di attività di startup e PMI innovative. L’incidenza maggiore dei livelli di perdita rispetto ai segmenti non-ICT conferma la necessità fisiologica di tempi più lunghi di accesso al mercato, soprattutto nei filoni di attività legati al digitale.

"I dati che dimostrano la vitalità del segmento delle startup e delle PMI innovative ICT nonostante la crisi pandemica – ha detto Marco Gay (in alto a destra), presidente di Anitec-Assinform – . Queste imprese si confermano leva di innovazione per ogni comparto produttivo, grazie all’estrema flessibilità, alla naturale propensione al rischio, alla concentrazione di talenti e competenze, alla capacità di operare nel campo delle tecnologie con più prospettive di crescita. La fucina di talenti di cui gode l’Italia e in particolare di giovani motivati e preparati è sicuramente un punto di forza che dobbiamo valorizzare con determinazione". Per Paolo Ghezzi, Direttore Generale di InfoCamere, "Nel quadro generale di ripresa dell’economia italiana, l’eco-sistema delle startup e PMI innovative si conferma un organismo vitale, capace di cogliere le tante opportunità offerte dalla spinta verso il digitale che sta attraversando la nostra società. Grazie ai dati del Registro delle Imprese, riusciamo a seguirne da vicino e in modo sempre più accurato le performance, i comportamenti e le scelte per agevolare la loro conoscenza da parte dei decisori pubblici e degli operatori di mercato, favorendone così le possibilità di sviluppo. La qualità dell’analisi dei dati di fenomeni complessi e in forte evoluzione, come quello dell’imprenditorialità innovativa, si rivela sempre più centrale per intercettare bisogni e criticità e di conseguenza realizzare azioni sempre più capaci di agevolare la diffusione dell’innovazione tecnologica nel nostro Paese".

Franca Ferri