DOPO LA CORSA allo Spazio è corsa alle telecomunicazioni spaziali. Potrebbe diventare pienamente operativo a ottobre Starlink, il servizio di Internet satellitare di SpaceX di Elon Musk (a destra, in alto). Già testato in alcuni Paesi, consente una connessione ad alta velocità senza passare per infrastrutture terrestri e ha l’obiettivo di servire le aree più remote e non coperte da connessione del pianeta. Ad un sistema di Internet satellitare stanno lavorando anche Amazon, OneWeb e la Cina. Con un potenziale rischio di affollamento e inquinamento dell’orbita. Starlink è una costellazione di satelliti (a...

DOPO LA CORSA allo Spazio è corsa alle telecomunicazioni spaziali. Potrebbe diventare pienamente operativo a ottobre Starlink, il servizio di Internet satellitare di SpaceX di Elon Musk (a destra, in alto). Già testato in alcuni Paesi, consente una connessione ad alta velocità senza passare per infrastrutture terrestri e ha l’obiettivo di servire le aree più remote e non coperte da connessione del pianeta. Ad un sistema di Internet satellitare stanno lavorando anche Amazon, OneWeb e la Cina.

Con un potenziale rischio di affollamento e inquinamento dell’orbita. Starlink è una costellazione di satelliti (a destra, in basso) per l’accesso a Internet satellitare che ha iniziato il suo percorso nel 2015 e ora conta 1.740 satelliti, il progetto finale ne prevede complessivamente 12.000. Consente l’accesso a Internet da un luogo non servito da reti terrestri (anche in mare, nel deserto, in aperta campagna) o a velocità ridotta per l’assenza di fibra ottica o per la distanza dalle centrali di telecomunicazione. Fino ad ora il servizio è stato testato in alcune zone di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e dell’Europa (da febbraio 2021 è possibile preordinare il kit di connessione ad internet anche in Italia) e SpaceX pensa di entrare in una fase pienamente operativa da ottobre. A dare l’annuncio Elon Musk su Twitter, un canale dove l’imprenditore si esprime spesso, rispondendo ad una domanda precisa di un utente. Le espansioni finora pianificate sono Messico e Giappone, ma SpaceX ha registrato filiali in paesi come Filippine e Sud Africa.

L’iniziativa di Elon Musk non è l’unica. A puntare su Internet satellitare anche Amazon attraverso la sussidiaria Kuiper, servizio analogo a Starlink, che ad agosto ha intentato una causa contro SpaceX (rivale anche nella corsa al turismo spaziale) legata al presunto non rispetto delle regole da parte dell’azienda di Musk. E c’è anche OneWeb, azienda con sede a Londra che punta a realizzare servizi di connessioni internet satellitari in tutto il pianeta in diretta concorrenza con Starlink (al momento ha in orbita 288 satelliti). Anche la Cina si prepara a realizzare la propria rete internet satellitare, China StarNet: ad agosto ha lanciato i primi 2 satelliti dimostrativi. Il futuro di Starlink e dell’Internet satellitare passerà inevitabilmente per l’installazione di un numero maggiore di satelliti. Per questo molti esperti hanno lanciato un allarme sul sovraffollamento orbitale e il rischio di inquinamento da detriti. La stessa Agenzia spaziale europea sta studiando varie strategie, tra cui la prima missione di rimozione di un detrito spaziale in orbita prevista per il 2025. Anche l’Unione astronomica internazionale ha avviato un’indagine sulle possibili conseguenze di questo sovraffollamento sull’attività di osservazione. A questi dubbi SpaceX ha risposto che la zona orbitale scelta per i suoi satelliti si trova ad un’altitudine inferiore rispetto a quella critica per i detriti e che è stato studiato un rivestimento sperimentale per renderli meno riflettenti e quindi meno visibili alle osservazioni astronomiche da terra.