Silensiosa, implacabile e di buon passo: la rivoluzione digitale nei rapporti fra cittadini, imprese e Pubblica amministrazione procede, anche se lontano dalle luci dei riflettori mediatici. Certo, la pandemia e i lockdown hanno dato una forte spinta, e oggi i numeri raccontano una decisa accelerazione. Il dato più eclatante riguarda Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Circa due anni fa, a novembre 2019, erano 5 milioni, salite a 6 a fine febbraio 2020. Oggi sono oltre 25 milioni e 350mila (dati dell’Agenzia Italiana per il Digitale). Solo da inizio anno, c’è stato un aumento del 61,5 % dei rilasci (sono 9 i gestori di identità digitale attivi a cui ci si può rivolgere) e già a fine settembre 2021, Spid è stato utilizzato più che nel biennio precedente: quasi 374 milioni gli accessi ai...

Silensiosa, implacabile e di buon passo: la rivoluzione digitale nei rapporti fra cittadini, imprese e Pubblica amministrazione procede, anche se lontano dalle luci dei riflettori mediatici. Certo, la pandemia e i lockdown hanno dato una forte spinta, e oggi i numeri raccontano una decisa accelerazione.

Il dato più eclatante riguarda Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Circa due anni fa, a novembre 2019, erano 5 milioni, salite a 6 a fine febbraio 2020. Oggi sono oltre 25 milioni e 350mila (dati dell’Agenzia Italiana per il Digitale). Solo da inizio anno, c’è stato un aumento del 61,5 % dei rilasci (sono 9 i gestori di identità digitale attivi a cui ci si può rivolgere) e già a fine settembre 2021, Spid è stato utilizzato più che nel biennio precedente: quasi 374 milioni gli accessi ai servizi pubblici online con l’identità digitale, contro i 143,9 milioni nel 2020 e gli oltre 55 milioni nel 2019.

Il boom si spiega, oltre che con la pandemia, con l’obbligo (dal 1 ottobre) di accedere ai servizi di migliaia di amministrazioni pubbliche tramite identità digitale, che vuole dire con Spid, oppure Cie, Carta d’Identità elettronica, o Cns, Carta Nazionale dei servizi. Basti dire che in dodici mesi c’è stato il raddoppio delle amministrazioni che utilizzano Spid: 8038 a inizio ottobre 2021, a cui si aggiungono 53 fornitori privati che consentono l’uso di Spid per usufruire dei propri servizi.

Tutto bene, quindi? Bene ma non benissimo, in realtà. Diffondere l’identità digitale è tra gli obiettivi prioritari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, assicurando che venga utilizzata entro il 2026 dal 70% della popolazione. Al momento ci sono diverse criticità da risolvere, a partire dell’accesso per le persone in difficoltà: ad esempio l’80% degli anziani non si è ancora dotato di Spid o altra identità digitale, e sono ancora in bozza le linee guida sull’identità digitali per i minorenni. Ancora in via di definizione anche le linee guida per l’identità digitale per la persona giuridica, mentre stenta a decollare il comparto delle identità digitali professionali. La spinta comunque è stata data dalla necessità per la pandemia, e il processo è ormai decollato.

Non solo l’identità digitale è cresciuta in modo vertiginoso: ancora più significativo il dato dell’aumento dell’utilizzo di PagoPa, per i pagamenti verso la pubblica amministrazione centrale e locale, e anche verso altri enti come le Asl: rette scolastiche, Tari, multe, ticket sanitari, ecc ecc. Gestori e Enti della Pa che hanno aderito al sistema sono oltre 18.000, circa l’80% del perimetro, e quest’anno, il tasso di crescita dell’utilizzo di PagoPa è del 65%, che corrispondono, finora a oltre 123 milioni di transazioni effettuate, per un controvalore complessivo, a metà ottobre, di 23.870.934.637 euro. Facile scommettere che il trend positivo non potrà che continuare.

Nel percorso di semplificazione dei rapporti digitali fra Pa e cittadini è stato aggiunto da pochi giorni un altro capitolo di cui si è parlato poco, ovvero la partenza dell’Inad, l’indice nazionale dei domicili digitali, dove per indirizzo digitale si intende una mail Pec, o un "servizio elettronico di recapito qualificato". Innanzitutto, I’Inad incorpora il già esistente Ini-Pec, l’indice degli indirizzi Pec dei professionisti e delle imprese (Ini-Pec era già a disposizione della Pa). Con l’Inad, anche i privati, purché maggiorenni, potranno eleggere il proprio domicilio digitale, come pure gli enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi professionali o nel registro delle imprese (che fra le varie cose comporta l’obbligo di pec, ricadendo quindi sotto Ini-Pec).

A cosa servirà, in pratica, l’Inad? a trovare in modo facile i domicili digitali, sia per le comunicazioni fra cittadini che con la pubblica amministrazione. Comunicazioni che, ricordiamolo, hanno valore legale, dalla convocazioni delle assemblee condominiali alle multe. Può non far piacere riceverle, ma sempre meglio averle tempestivamente in mail che dover perder tempo per recuperare una raccomandata alle Poste.