IL COLOSSO DELLE RETI INTERNET Gianmatteo Manghi (a sinistra) è il numero uno di Cisco Italia. La multinazionale americana, nel nostro Paese ha un centro di ricerca a Vimercate e impiega 50 persone
IL COLOSSO DELLE RETI INTERNET Gianmatteo Manghi (a sinistra) è il numero uno di Cisco Italia. La multinazionale americana, nel nostro Paese ha un centro di ricerca a Vimercate e impiega 50 persone
L’EMERGENZA CLIMATICA è ormai chiara a tutti, in particolare alle aziende che hanno sede in California, dove incendi e siccità stanno rendendo inabitabili terre una volta fertilissime. Cisco, che ha sede a San Jose, nel centro della Silicon Valley, ha deciso di fare la sua parte per difendere il clima, impegnandosi ad azzerare le emissioni nette totali della sua attività, compresi i prodotti finali e la catena di fornitura, entro il 2040. La prima tappa sarà raggiungere entro il 2025 la neutralità carbonica per le proprie emissioni dirette e per l’energia consumata. Un impegno molto ambizioso per la regina delle reti informatiche, che con i suoi router e commutatori porta Internet nelle case di tutti noi, considerando che internet, se fosse uno Stato, sarebbe il quinto al mondo per volume di emissioni. Nel 2020 le tecnologie digitali utilizzate nelle reti informatiche hanno contribuito per il...

L’EMERGENZA CLIMATICA è ormai chiara a tutti, in particolare alle aziende che hanno sede in California, dove incendi e siccità stanno rendendo inabitabili terre una volta fertilissime. Cisco, che ha sede a San Jose, nel centro della Silicon Valley, ha deciso di fare la sua parte per difendere il clima, impegnandosi ad azzerare le emissioni nette totali della sua attività, compresi i prodotti finali e la catena di fornitura, entro il 2040. La prima tappa sarà raggiungere entro il 2025 la neutralità carbonica per le proprie emissioni dirette e per l’energia consumata. Un impegno molto ambizioso per la regina delle reti informatiche, che con i suoi router e commutatori porta Internet nelle case di tutti noi, considerando che internet, se fosse uno Stato, sarebbe il quinto al mondo per volume di emissioni. Nel 2020 le tecnologie digitali utilizzate nelle reti informatiche hanno contribuito per il 3,7% alle emissioni globali di CO2 e di questo passo, in base al report ‘Lean Ict’ di The Shift Project, raggiungeranno l’8,5% nel 2025, l’equivalente di tutti i veicoli leggeri in circolazione.

"D’altra parte, la digitalizzazione è anche un formidabile fattore di efficienza e uno snodo essenziale per la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili", ricorda Gianmatteo Manghi, numero uno di Cisco Italia. In effetti, sappiamo già che solo unendo il verde al blu si arriva alla transizione ecologica. Le connessioni digitali hanno contribuito in questi anni a tagliare gli sprechi di energia in molti ambiti, dai termostati intelligenti allo smart working, e con la digitalizzazione delle reti elettriche siamo in grado di compensare l’intermittenza del solare e dell’eolico. Per chiudere il cerchio, ora bisogna tagliare anche i consumi energetici della digitalizzazione. È quello che sta cercando di fare Cisco: "Da 15 anni prendiamo impegni di riduzione delle emissioni, ad esempio nel 2008 ci siamo impegnati a tagliare di un milione di tonnellate le emissioni di carbonio della nostra catena di fornitura e abbiamo raggiunto questo target nel 2019, con un anno di anticipo", spiega Manghi. "La grande novità è che adesso ci sono due scadenze precise: al 2040 per le emissioni totali e al 2025 per quelle dirette e per l’energia che consumiamo, il che comporta una serie di cambiamenti importanti", aggiunge. Il punto centrale è abbattere i consumi energetici dei prodotti finali, perché in questo modo si tagliano anche le emissioni dei consumatori. Un esempio è il nuovo chip sviluppato dai laboratori di ricerca di Cisco e già operativo dall’anno scorso. "Silicon One, che equipaggia i nuovi router, consente di raggiungere prestazioni del 35% superiori a quelle della generazione precedente, consumando il 96% di elettricità in meno", precisa Manghi. Un bel taglio per tutti gli utilizzatori finali, che sono in generale i grandi operatori delle telecomunicazioni e dei media, a cui questi super-router servono per dirigere il traffico dei dati negli snodi delle reti. A questo fine, il nuovo chip ha anche il vantaggio di una forte riduzione delle dimensioni delle macchine che lo ospitano. "Per spostare le macchine che ospitavano i router della generazione precedente era necessario utilizzare un trasporto di quasi una tonnellata, mentre ora il prodotto finale che forniamo ai grandi operatori è cinquanta volte più piccolo – rileva Manghi –. Questo tipo di miglioramento è un ambito in cui continuiamo ad investire su tutta la gamma".

Silicon One è un esempio della progressiva miniaturizzazione nelle apparecchiature digitali, che è stata all’origine della diffusione di massa di computer e cellulari. Miniaturizzazione che ha comportato un enorme risparmio energetico e che ancora continua. Un altro cambiamento rilevante, per Cisco, è passare alle fonti rinnovabili per tutte le operazioni dell’azienda, compresi gli stabilimenti produttivi. "Un obiettivo che in Italia abbiamo già raggiunto, mentre a livello globale siamo sull’80% e a luglio dell’anno prossimo arriveremo all’85%", illustra Manghi. In Italia Cisco impiega circa 500 persone e non ha stabilimenti produttivi, ma un centro di ricerca e sviluppo sulle tecnologie ottiche a Vimercate, nella sede centrale. Importante per la riduzione delle emissioni sarà anche l’aumento del lavoro ibrido, che riduce pendolarismo e viaggi di lavoro. "Già prima della pandemia eravamo abituati a questo modo di lavorare, con una presenza in sede al massimo del 50-60% delle persone – sottolinea Manghi –. Ora puntiamo a ridurre queste presenze di un altro 20-30%"

Elena Comelli