La ripresa sarà molto più complicata della ‘facile’ decisione di ‘tutti a casa‘, e non perché vi potrebbe essere un problema collegato all’esistenza o meno di attività da svolgere ma perché l’introduzione di regole di prevenzione andrà a modificare il luogo di lavoro, il tempo del lavoro e gli spazi della resa della prestazione. Insomma, una serie di previsioni e provvedimenti innovativi saranno talmente invasivi che determineranno – contro la volontà dell’imprenditore e del lavoratore – una modifica dell’organizzazione del lavoro e della prestazione. Andiamo con ordine: le limitazioni introdotte attraverso DPCM e Protocolli vari comporteranno da una prima analisi la modificazione dell’orario di lavoro del dipendente. La prima considerazione è che i provvedimenti citati non hanno alcun potere di modifica dell’attuale assetto normativo e quindi la domanda è: potrà l’imprenditore intervenire in modo unilaterale? Allo stato attuale della normativa in materia direi no.

Per quanto riguarda la modifica dell’orario di lavoro, allo stesso modo non mi pare che vi sia tale potere unilaterale e anzi in determinati casi gli attori aumentano comprendendo una procedura sindacale. Infine, la modificazione delle procedure di prevenzione con rilevazione eventuale della temperatura. In questo campo non vi è alcun coordinamento con la normativa su privacy e riservatezza. Qual è la conclusione alla quale giungere? Ancora una volta si pone il rischio dell’illegittimità di tutte le azioni e precauzioni richieste in capo al datore di lavoro, che sarà tenuto a dimostrare in caso di rifiuto, contenzioso, rivendicazione sindacale la legittimità della propria condotta.

* Giuslavorista e founder LabLaw