La sicurezza sul luogo di lavoro è ciò con cui dirigenti e dipendenti del gruppo Pei si confrontano ogni giorno. Da quarant’anni, da quando Giorgio Tabellini (nella foto con il management: da sinistra Michele Benedetti, Vittorio Mardegan, Giorgio Tabellini e Andrea Zambelli) e altri soci fondatori ebbero l’intuizione di capire che nel mercato delle protezioni per macchine utensili potesse esserci spazio per emergere. Erano gli anni Ottanta e da tempo quello spazio è ‘abitato’ dal gruppo Pei – acronimo di protezioni elaborazioni industriali – che si è imposto come realtà di riferimento del settore anche a livello internazionale.

L’azienda ha sede a Calderara di Reno, nel Bolognese, ovvero il cuore pulsante del distretto emiliano della meccanica. Un’eccellenza conosciuta e riconosciuta come tale in tutto il mondo. E di cui Pei fa parte. Riuscendo a trovare spunti di innovazione anche durante l’emergenza Coronavirus. Ne è l’emblema un nuovo prodotto realizzato dall’azienda emiliana, il ‘Mobile roll-up screen’: è in sostanza un divisorio portatile che viene appoggiato a terra e che si apre e chiude con un meccanismo a molla brevettato. Una barriera – un telo in pvc – che consente di garantire una protezione efficace degli ambienti di lavoro. "Un’idea che ci è venuta mentre la discussione sulla sicurezza era nel vivo e che abbiamo reso subito concreta" spiega Tabellini.

Il gruppo Pei fattura 54 milioni di euro – il 50% del fatturato matura all’estero – e conta 420 addetti impegnati in 7 unità produttive. A Calderara ci sono il quartier generale e uno stabilimento dedicato alle protezioni avvolgibili, gli altri siti sono a Cremona (Sper, società che si occupa di soffietti e protezioni telescopiche), a Zola Predosa (in provincia di Bologna, con una fabbrica specializzata nella carpenteria leggera), in Serbia (dal 2011) e in Brasile (dal 2013): in entrambi i Paesi si realizzano soffietti per autobus, ovvero lo strumento che serve a tenere insieme i mezzi articolati.

Nel 2018, un’ulteriore svolta: a Bologna nasce Pei Vm, società che sviluppa tecnologie per acustica, metrologia e oscillazioni, e viene acquisita la Nuova Metal, realtà specializzata nella carpenteria con sede a Cremona. Al timone del gruppo c’è Tabellini, imprenditore che a Bologna vanta anche un lungo impegno come presidente della Cna e della Camera di Commercio. Si dice "ottimista per natura", Tabellini. Nella consapevolezza che "nella situazione attuale è difficile fare previsioni, ma il colpo inferto dall’emergenza sanitaria è stato pesante". Tanto che, "passata la bufera, dalla quale verremo fuori", nulla sarà come prima.

"Ne usciremo cambiati – sottolinea l’imprenditore bolognese – e ci ritroveremo in una società più povera". Eppure le aziende di diverse regioni italiane, Emilia-Romagna compresa, possono contare su un fattore cruciale in vista del ritorno alla piena operatività. "La nostra industria è legata a produzioni non facilmente sostituibili, soprattutto nei settori ad alta specializzazione. Questo ci consentirà di uscire meglio dalla crisi. L’Emilia Romagna ha una grande tradizione di solidarietà sociale che sarà d’aiuto. Ma sono convinto che anche territori come Lombardia, Veneto e Piemonte, che hanno risorse culturali, imprenditoriali e manageriali di alto livello, sapranno rialzarsi".

Ci sarà un nuovo inizio, in un periodo che gli esperti hanno definito di "convivenza con il virus". Dopo un lungo dibattito tra chi rivendica una rigida applicazione del lockdown – medici e scienziati in primis – e chi invece vorrebbe un allentamento delle chiusure prima del 4 maggio (gli imprenditori). "Una contrapposizione – dice Tabellini – che nasce da esigenze comprensibili. Capisco la posizione di coloro che vogliono limitare al minimo i rischi, così come quella di chi chiede di riaprire: in questo caso ci sono precise necessità economiche e di mercato a fronte di costi da mantenere. In tale scenario, un compito fondamentale ce l’ha la politica che deve mediare nel migliore dei modi". Il tempo dirà se la missione potrà dirsi compiuta.