31 mar 2022

Inflazione in Italia a +6,7%: perché è così importante e quali prezzi aumentano di più

L'indice dei prezzi mai così alto dal 1991

Roma, 31 marzo 2022 - L'inflazione corre (anche) in Italia. Le stime preliminari Istat per il mese di marzo sull'indice dei prezzi al lordo dei tabacchi mostrano un aumento del 6,7% su base annua, dopo il 5,7% fatto registrare in febbraio. Un livello mai raggiunto dal 1991. Rispetto al mese precedente la crescita è dell'1,2%. Il dato era sì atteso, ma porta con sè tensioni inflazionistiche che potrebbero avere ripercussioni importanti nella vita di tutti i giorni.  Alcune non così immediate.

Sommario

Quali beni aumentano di più

A trainare gli aumenti sono ancora i "prezzi dei Beni energetici non regolamentati", passati dal +45,9% di febbraio al +52,9%.  I prezzi dei Beni energetici regolamentati continuano a essere quasi doppi di quelli registrati nello stesso mese dello scorso anno (+94,6%, stesso incremento di febbraio). 

Un mercatino rionale in zona Chiaia (Napoli) (Ansa)
Un mercatino rionale in zona Chiaia (Napoli) (Ansa)

Ma non è solo l'energia a subire rincari. Salgono i beni alimentari, sia lavorati (da +3,1% a +4,0%) sia non lavorati (da +6,9% a +8,0%). Più ridotto l'aumento dei beni durevoli, vestiti, automobili, elettrodomestici, immobili (da +1,2% a +1,9%). Rallentano invece i servizi relativi ai trasporti (da +1,4% a +1,0%).

Il fatto che i prezzi crescano a prescindere dagli energetici lo dimostra l'accelerazione dell'inflazione di fondo (che appunto non considera questi beni e gli alimentari freschi): passa da +1,7% a +2%, mentre quella solo al netto degli energetici sale da +2,1% a +2,5%. vSu base annua accelerano in misura ampia i prezzi dei beni (da +8,6% a +10,2%), mentre quelli dei servizi rimangono stabili (+1,8%%): ora la forbice è di 8,4 punti percentuali. Per quanto riguarda l'aumento congiunturale (riferito al mese precedente) è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+8,9%) e in misura minore dei Beni alimentari lavorati (+1,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,9%), dei Beni durevoli (+0,7%) e degli Alimentari non lavorati (+0,6%).

Perché l'inflazione è importante

Dopo anni in cui la Bce insisteva allo sfinimento sul target di inflazione "close to 2 per cent", ovvero intorno al 2%, vedere certi numeri lascia disorientati. I costi dell'inflazione sono noti solo in parte. Una volta si parlava di "usura delle suole delle scarpe", relativamente alle volte che le persone avrebbero dovuto recarsi in banca per ritirare la valuta che perdeva gradualmente valore (e quindi non conveniva tenere in forma liquida). Un costo diventato oggi trascurabile, così come è contenuto (seppur presente) il quello dell'aggiornamento dei listini. Ai tempi in cui il digitale era solo di supporto, e non cardine della produzione, dover rivedere ogni volta i prezzi significava un investimento di risorse immane. 

Rilevante invece l'effetto fiscale, con alcune tasse che gravano sul valore nominale, si pensi ad esempio agli scaglioni Irpef sugli stipendi. Il passaggio di aliquota colpirebbe fasce di reddito solo apparantemente maggiori, ma chiaramente erose dall'inflazione, quindi con un valore reale e disponibile inferiore rispetto a quello che si voleva colpire (fiscal drag). Allo stesso modo le tasse fisse sui redditi da capitale che - con un indice dei prezzi del genere - rischiano di azzerarsi. E anche lo Stato, dal canto suo, ricevendo il gettito in via differita, può vedere il fabbisogno crescere (per lo meno nominalmente) a fronte di entrate ridotte in termini reali. La conseguenza è il rischio di generare disavanzo in eccesso. 

Disoccupazione

Sempre l'Istat ha diffuso oggi i dati sulla disoccupazione, con il tasso che a febbraio è sceso all'8,5%, con un calo di 0,1 punti percentuali su gennaio e di 1,7 punti su febbraio 2021. Le persone in cerca di lavoro erano 2 milioni 125mila con un calo di 30mila unità su gennaio e di 375mila unità su febbraio 2021. Il tasso di  disoccupazione scende al 24,2% tra i giovani tra i 15 e i 24 anni con un calo di 0,6 punti sul mese e di 8,4 punti sull'anno

In termini assoluti, gli occupati aumentano di 81mila unità su gennaio, mentre la crescita rispetto a febbraio 2021 è di 777mila unità. Il tasso di occupazione sale al 59,6%, livello record dall'inizio delle serie storiche. "Rispetto a gennaio 2021 si registrano quasi 850 mila occupati in più; oltre la metà sono dipendenti a termine con una stima che sfiora i 3 milioni 200 mila, il valore più alto dal 1977". 

 

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