2 feb 2022

Istat: inflazione aumento del 1,6% a gennaio, 4,8% annuo. "Se continua rischi per il Pil"

Un'inflazione così alta non si registrava da 26 anni. Esperti: rischi per andamento della crescita del Pil

Roma, 2 febbraio 2022 - Vola il carovita a gennaio, mai così da 26 anni, secondo le stime preliminari (Gli esperti: preoccupazioni per l'andamento della crescita del Pil). A gennaio l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell'1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente). L'Istat fa notare che un'inflazione così alta non si registrava da aprile 1996, quando il NIC registrò la medesima variazione. Un boom dei prezzi, che trainato dai Beni energetici regolamentati, ci porta a una crescita su base annua mai registrata (+38,6%), con tensioni inflazionistiche forti e in crescita  si manifestano anche in altri comparti merceologici. Al netto di energetici e alimentari freschi la componente di fondo conferma il dato di dicembre rimamanendo stabile a +1,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera da +1,6% a +1,8%. 

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La forte accelerazione dell'inflazione su base tendenziale, è dovuta soprattutto ai prezzi dei Beni energetici, la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%, e in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +93,5%), e in misura minore ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +22,0% a +23,1%), dei beni alimentari, sia lavorati (da +2,0% a +2,4%) sia non lavorati (da +3,6% a +5,4%) e a quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,5%).

Rallentano invece i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,4%). Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +5,5% a +7,1%), mentre la crescita di quelli dei servizi rimane stabile a +1,7%. 

A livello congiunturale invece, l'aumento dell'indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei beni energetici regolamentati (+42,9%) e in misura minore a quelli degli Energetici non regolamentati (+3,2%), dei beni alimentari non lavorati (+2,1%), degli alimentari lavorati (+1,4%), dei beni durevoli (+1,0%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9%). 

Solo i servizi relativi ai trasporti diminuiscono (-1,6%), a causa per lo più di fattori stagionali. Secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base mensile e del 5,3% su base annua (da +4,2% di dicembre). La variazione congiunturale più contenuta, rispetto a quella del NIC, è dovuta all'avvio dei saldi invernali dell'abbigliamento e calzature, di cui l'indice NIC non tiene conto, che determinano una diminuzione di questo comparto merceologico pari a -19,1%.

Rischi per crescita Pil 

Gli analisti lanciano l'allarme:  "Se si dovesse consolidare un trend dei prezzi al consumo di questa ampiezza da un punto di vista della crescita, saremmo di fronte a un elemento non più sano, ma patologico che produrrebbe conseguenze negative da vari punti di vista sull'economia". Rischi per il Pil. "Se questo surriscaldamento che sta avvenendo ai diversi stadi dell'inflazione dovesse cominciare a rallentare credo che anche le preoccupazioni per l'andamento della crescita del Pil siano consistenti".

Inflazione in aumento nell'Eurozona

Nell'Eurozona l'inflazione annuale è in aumento rispetto al 5% di dicembre 2021, secondo la stima flash di Eurostat dovrebbe attestarsi a +5,1% a gennaio. Riguardo alle componenti principali dell'inflazione si prevede che l'energia registrerà il tasso annuo nettamente più alto a gennaio (28,6%, rispetto a 25,9% di dicembre), seguito da cibo, alcol e tabacco (3,6%, rispetto a 3,2% di dicembre), servizi (2,4%, stabile rispetto dicembre ) e beni industriali non energetici (2,3%, rispetto a 2,9% di dicembre)

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