Un salone dell’innovazione dove è possibile toccare con mano l’evoluzione tecnologica
Un salone dell’innovazione dove è possibile toccare con mano l’evoluzione tecnologica

Circa 7 miliardi di euro. È la somma che il governo ha messo sul piatto a partire da quest’anno per le aziende che vogliono fare innovazione, cioè investire in macchinari, in ricerca e sviluppo, in formazione del personale o in tutte quelle applicazioni che caratterizzano la cosiddetta industria 4.0.

Purtroppo la crisi del Coronavirus è arrivata a guastare le cose ma si spera che questo programma, di fatto già operativo, sia in grado di stimolare gli investimenti quando l’emergenza finirà. Con l’espressione industria 4.0 viene indicata una nuova modalità di produrre, in cui trovano spazio tecnologie emergenti come l’automazione e l’uso dei robot, i big data o il cloud computing. Per favorire tutte queste attività di innovazione sono state introdotte alcune agevolazioni fiscali con il varo del piano Transizione 4.0, entrato in vigore dal 1° gennaio scorso con la Legge di Bilancio del 2020.

Il piano dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte segue il solco già tracciato in precedenza dai governi Renzi e Gentiloni. Negli anni scorsi si era puntato soprattutto sul super ammortamento e sull’iper ammortamento, una serie di agevolazioni fiscali per le aziende che investono nell’innovazione, alle quali è stato concesso di dedurre gradualmente dalle imposte i costi dei nuovi macchinari o di altri investimenti, per una cifra superiore alla spesa effettivamente sostenuta.

Il piano Transizione 4.0 utilizza invece uno strumento un po’ diverso: il credito di imposta, un bonus fiscale che permette di pagare meno "tasse" quando l’impresa che acquista macchinari, beni strumentali alla propria attività o che investe in ricerca, formazione del personale in campo tecnologico e sviluppo di nuovi prodotti. Nello specifico, il credito di imposta più generoso viene concesso agli acquisti di macchinari tecnologicamente avanzati come per esempio i sistemi robot utilizzati per produrre, i nuovi magazzini completamente automatizzati o le macchine utensili laser. Queste spese possono essere in parte scomputate dalle imposte dovute, nell’arco di 5 anni, per una quota che varia a seconda del valore dell’investimento. Se il costo è inferiore a 2,5 milioni di euro, il credito d’imposta è pari al 40%. La parte di spesa che supera i 2,5 milioni (fino a un massimo di 10 milioni di euro) dà invece diritto a un credito d’imposta del 20%.

Un altro insieme di agevolazioni fiscali è previsto per gli acquisti di beni immateriali: non i macchinari che si toccano con mano, dunque, ma altri investimenti come quelli per i sistemi software destinati alla progettazione di modelli tridimensionali o al controllo delle merci e dei processi di lavoro. Le spese per tali beni immateriali beneficiano di un credito di imposta spalmabile in 3 anni, per una quota del 15% calcolata su un costo massimo di 700mila euro. Dunque, se per esempio la spesa sostenuta per beni immateriali è pari a 100mila euro, lo sconto fiscale di cui beneficia l’impresa è paria 15mila euro nell’arco di un triennio. Tra le agevolazioni del piano Transizione 4.0 ve ne sono alcune, un po’ meno generose, previste anche per gli acquisti e beni strumentali ordinari dell’impresa, per esempio per sostituire macchinari ormai vecchi. In questo caso, il credito d’imposta, utilizzabile in 5 anni, è pari a soltanto il 6%, calcolato su una spesa massima di 2 milioni di euro.

Tutti gli incentivi fiscali sono utilizzabili con il modello F24, compensando l’importo delle imposte dovute, a partire dall’anno successivo a quello in cui il bene acquistato è entrato in funzione. Gli incentivi sono stati estesi anche ad altre categorie di spese che non riguardano l’acquisto di beni materiali o immateriali ma hanno a che fare con le risorse umane dell’azienda. È previsto infatti un credito fiscale sugli investimenti nelle attività di ricerca in campo industriale e scientifico e tecnologico: la quota che si può "scontare" dalle imposte è pari al 12%, calcolabile su un importo massimo di 3 milioni di euro. Un altro credito di imposta del 6-12% (a seconda della specifica tipologia di spesa) è destinato a quelle attività di innovazione tecnologica che hanno lo scopo di realizzare prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati. Attenzione anche alle attività tipiche del made in Italy: c’è infatti un ulteriore credito d’imposta del 6% per le attività di design e di ideazione estetica che hanno l’obiettivo di portare alla realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori del tessile e della moda, nelle calzature, nell’occhialeria, in quelli orafo, del mobile dell’arredo e della ceramica.