Una donna compila un modulo delle tasse (Foto Torres)
Una donna compila un modulo delle tasse (Foto Torres)

Roma, 15 giugno 2020 - Niente da fare. La scadenza dell’Imu di domani rimane inalterata, salvo che per i pochi comuni che hanno deciso di rinviarla. E così per 25 milioni di contribuenti ci sarà il primo, rilevante, appuntamento con le tasse in epoca Covid. Senza che l’emergenza abbia portato allo slittamento generalizzato chiesto a gran voce da categorie e forze politiche. Il tutto mentre, su altro fronte, rimane completamente aperto il capitolo cassa integrazione, con almeno mezzo milione di italiani in attesa dell’indennità da marzo. 

L’Italia reale, insomma, è alle prese con problemi immediati di sopravvivenza. E quello dell’Imu rischia di avere l’effetto del sale sulle ferite prodotte dall’epidemia. Sono circa 10 i miliardi che cittadini e imprese dovranno tirare fuori per la prima rata: 535 euro in media in capoluogo di provincia che salgono a oltre 1.000 nelle grandi città. "Purtroppo – spiegano Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta dei Caf – le nostre richieste non hanno trovato attenzione, anzi, con la risoluzione del Dipartimento Finanze si afferma che è competenza dei Comuni la gestione delle proprie entrate tributarie e la disciplina delle modalità di riscossione, comprese quelle relative al differimento dei termini di versamento. Il differimento deve essere deliberato dal Consiglio comunale e, soprattutto, non può riguardare la quota Imu di competenza statale relativa agli immobili a destinazione produttiva". 

Dunque, fatto salvo che per gli alberghi (per i quali la rata di giugno è stata cassata), tutti gli altri contribuenti dovranno pagare o tentare di farlo. Rischiano di arrivare tardi le numerose proposte parlamentari per tentare di allentare la morsa del fisco. Pd e Iv chiedono di esonerare anche cinema e teatri, o il settore degli eventi. Fd’I punta a ridurre il prelievo nei confronti di chi affitta ad attività commerciali e ha rinegoziato il contratto riducendo il canone di almeno il 20%, mentre Forza Italia lancia l’allarme di "tanti piccoli proprietari" che non potranno rispettare la scadenza perché nel frattempo, durante il lockdown, non hanno riscosso gli affitti. Italia Viva chiede poi di rinviare a novembre le tasse e di cancellare del tutto gli acconti per il 2020, ed è una proposta simile a quella avanzata dalla Lega.