10 gen 2022

Una Maastricht dell’energia e un’Italia che ricominci a dare gas

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Una Maastricht dell’energia e un’Italia che ricominci a dare gas

IL SALTO, temporale e logico, è evidente. Da un lato Bruxelles ha avviato una consultazione per capire se gli investimenti su gas e nucleare siano da considerare verdi, con gli impianti che però entrerebbero in funzione solo tra molti anni e le capitali europee che già litigano tra di loro. Dall’altra, dal primo gennaio le bollette della luce sono aumentate del 55% e quelle del gas del 41,8%, nonostante l’intervento da 3,8 miliardi del governo (senza il quale saremmo a +65% e +59%). Ecco, questa crisi energetica, che è globale, ha cause sia temporanee che strutturali e, proprio su di essa, ci giochiamo il futuro del post-pandemia. Non si risolve la questione con consultazioni sulla ‘tassonomia energetica’ o calmierando il costo delle bollette (anche se giustamente il governo starebbe lavorando ad ulteriori stanziamenti): servono risposte più incisive, due in particolare. La prima, collettiva e internazionale, è una Maastricht dell’energia, perché gli Stati europei condividono problemi simili e un destino comune, per cui più che entrare in competizione tra loro sarebbe razionale che unissero le forze, anzi le energie. La seconda, invece, è nazionale, e risiede nello sfruttare quanto abbiamo a disposizione, fermo, nel sottosuolo. Si dice, l’Italia è un Paese povero di risorse naturali, ma è un luogo comune. A inizio secolo producevamo quasi 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre ora siamo a quattro. Abbiamo più di 92 miliardi di metri cubi di riserve e, anche senza utilizzarle tutte, si potrebbero estrarre 30 miliardi di metri cubi all’anno dal fondo dell’Adriatico per calmierare i prezzi. Tanto più che il costo sarebbe di 5 centesimi al metro cubo, mentre per gli acquisti dall’estero si arriva, per ora, a 130. Un differenziale che pesa sulla nostra industria, con la bolletta per il sistema manifatturiero che è infatti passata dagli ...

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