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6 giu 2022

Torna la hit estiva Spotify? Un juke-box

6 giu 2022
andrea spinelli
Economia
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DURANTE la pandemia sono mancati i live, sono mancati gli album, ma non le hit dell’estate che quest’anno, invece, hanno iniziato ad arrivare tardi e in maniera razionata. "Con un mercato tornato a vivere di singoli, ritengo che l’estate sia nuovamente caratterizzata dai tormentoni e dalle playlist di Spotify che, secondo me, equivalgono ai juke-box degli anni Sessanta-Settanta" spiega Roberto Razzini. "Questo perché il mercato digitale favorisce la logica ‘arrembante’ della hit rispetto che quella dei progetti più strutturati. La hit estiva permane nella cultura popolare come permane quella sanremese". Vero che c’è un ritardo nell’uscita dei singoli da spiaggia e ombrellone, ma, a detta di Razzini, il fenomeno è dovuto al venir meno della stagionalità che si riscontra pure in altre forme d’intrattenimento.

"Prima c’erano vere e proprie rampe di lancio per ‘sparare’ i singoli estivi all’inizio di maggio affinché avessero il tempo di decantare e trasformarsi, il mese successivo, in tormentoni balneari, mentre adesso c’è un’accelerazione diversa. Pure al cinema c’erano i film estivi e quelli invernali, poi Hollywood sulla spinta delle nuove tecnologie ha iniziato ad abituarci ai ‘filmoni’ anche in giugno. Per quanto importanti, le radio non sono più determinanti come un tempo nel successo di un brano e questo lascia una certa autonomia gestionale agli artisti e alle loro case discografiche. La pandemia ha determinato la consacrazione del digitale e quella di generi come il rap e la trap più forti qui da noi sul mercato della musica registrata che su quello live". L’evoluzione, come detto, riguarda pure altri settori dello spettacolo. "La pandemia ha inferto un colpo durissimo al cinema, tant’è che il film oggi esce spesso per un weekend e poi passa subito sulla in piattaforma" dice Razzini. "Un male per tutto il comparto e non tanto perché comprime o sacrifica i diritti generati dal box office, ma perché disabitua lo spettatore ad una fruizione difficile da replicare tra le quattro mura domestiche come quella della sala". Come se ne esce? "Occorrerebbe una presa di coscienza da parte del sistema cinema, con la conseguente scelta di non andare sulla piattaforma prima di un anno. Come accadeva prima coi diritti d’antenna, quando o andavi a vederti il film al cinema o dovevi aspettare un anno e mezzo per vedertelo in tv".

 

 

 

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