21 mar 2022

Pace, amore e rifiuti da Woodstock a noi

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Una foto simbolo del festival di Woodstock

TRE GIORNI di pace, amore e rifiuti. Perfino un simbolo come il festival di Woodstock (foto in basso), nel lontano agosto del 1969 si trovò a fare i conti con l’ambiente. I 350 mila spettatori lasciarono sui prati di Winston Farm, a Bethel, qualcosa come 1.400 tonnellate di scarti scatenando il dibattito sull’impatto ambientale dei grandi eventi. Un allarme che col tempo s’è confermato essere alimentato non solo dall’inquinamento acustico, da quello luminoso, da quello ambientale per la mole di spazzatura lasciata sul posto, ma anche dalla gran quantità di anidride carbonica prodotta dallo spostamento in massa di una così grande mole di persone.

Oggi il moltiplicarsi di società non-profit che si occupano di gestire e organizzare concerti minimizzando l’impatto ambientale si prefigge il compito di ridurre drasticamente l’incidenza del problema. I Coldplay per il loro mastodontico Music Of The Spheres World Tour, atteso pure in Italia l’anno prossimo, monteranno negli stadi pannelli solari per immagazzinare energia prima dello spettacolo e ridurranno al minimo gli spostamenti tramite aereo. I fan che, tramite un’apposita app, dimostreranno di aver fatto viaggi a basse emissioni di carbonio riceveranno uno sconto e verrà piantato un albero per ogni biglietto venduto. Pure i braccialetti utilizzati durante i concerti verranno realizzati con materiali compostabili e riciclabili, mentre i coriandoli saranno biodegradabili. Si calcola che ogni concerto generi fra i 2 e i 10 kg di CO2 per spettatore.

E per quel che riguarda la musica liquida le cose non vanno molto meglio visto che, nonostante la drastica riduzione di materiali difficili da riciclare come plastica, alluminio e policarbonato, le nuove tecnologie consumano grosse quantità di energia. Si ritiene che un ascoltatore medio di musica consumi quasi 110 kwh di energia elettrica all’anno, con picchi che arrivano fino a 300 kwh. In base agli scaricamenti, c’è anche chi come il sito inglese Uswitch qualche mese fa ha stilato una classifica dei brani più inquinanti dal punto di vista delle emissioni di CO2; fra questi la natalizia ‘All I want for Christmas is you’ di Mariah Carey, 3.523 tonnellate di anidride carbonica compensabili dall’opera di 146.791 alberi, e la cover di ‘Beggin’ dei Måneskin, 2.432 tonnellate compensabili 101.336 alberi.

Andrea Spinelli

© Riproduzione riservata

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