IL CONTENITORE è pronto, di forma e dimensioni adeguate. Adesso va riempito con il giusto contenuto. Da anni l’Italia attende un intervento di semplificazione, riequilibrio e, possibilmente, di alleggerimento del sistema di tassazione che generi una riduzione della pressione fiscale. E il disegno di legge delega di riforma del Fisco approvato dal governo, è il primo, importante, passo di questo lungo viaggio. Fondamentale, ora, proseguire nella giusta direzione. D’altra parte, i problemi da risolvere sono molti e fin troppo noti. Il direttore dell’Agenzia delle Entrare, Ernesto Ruffini, è arrivato a dire che non sappiamo nemmeno quante leggi siano in vigore in materia fiscale. E come diceva Tacito "corruptissima re publica plurimae leges": quando ci sono troppe norme, c’è più ingiustizia e in questo caso si crea terreno fertile per...

IL CONTENITORE è pronto, di forma e dimensioni adeguate. Adesso va riempito con il giusto contenuto. Da anni l’Italia attende un intervento di semplificazione, riequilibrio e, possibilmente, di alleggerimento del sistema di tassazione che generi una riduzione della pressione fiscale. E il disegno di legge delega di riforma del Fisco approvato dal governo, è il primo, importante, passo di questo lungo viaggio. Fondamentale, ora, proseguire nella giusta direzione. D’altra parte, i problemi da risolvere sono molti e fin troppo noti. Il direttore dell’Agenzia delle Entrare, Ernesto Ruffini, è arrivato a dire che non sappiamo nemmeno quante leggi siano in vigore in materia fiscale. E come diceva Tacito "corruptissima re publica plurimae leges": quando ci sono troppe norme, c’è più ingiustizia e in questo caso si crea terreno fertile per l’evasione.

Questa pletora di regole rende il sistema complicato e ostile, tanto che per pagare le tasse in Italia in media ci vogliono 238 ore l’anno, contro le 128 della Ue. C’è poi la giungla di deduzioni e detrazioni che si è stratificata negli anni secondo favoritismi politici a questa o quella categoria. Senza dimenticare che il carico fiscale nel nostro Paese è, in assoluto, di un punto e mezzo sopra la media europea, ma se si parla di lavoro si arriva a +5,7%. Significa che è troppo spostato sui fattori produttivi (oltretutto con diverse storture, come gli 11 punti di salto di aliquota tra il secondo e il terzo scaglione Irpef) e poco sulle rendite. In particolare, per quanto riguarda gli immobili, ce ne sono troppi ‘fantasma’ o valutati secondo estimi ormai non più in linea con i valori attuali. Ecco, i principi della riforma – razionalizzare, semplificare, ridurre l’evasione e alleggerire il carico sui fattori produttivi – puntano proprio a intervenire su questi nodi irrisolti. Fissare indicazioni di massima è prerogativa di tutte le leggi delega, ma in questo caso – anche data la natura della materia, dove un dettaglio sposta di molto le cose – il perimetro è largo e la direzione è quasi tutta da stabilire. Non è la prima volta, sia chiaro. Sempre in materia di imposte, sia la storica riforma degli anni Settanta che quella incompiuta del 2014 partivano da premesse necessariamente generiche, ma fissavano obiettivi e limiti assai più cogenti che stavolta non ci sono.

La delega è insomma volutamente ‘generica’, anche per dichiarazione esplicita dello stesso presidente del Consiglio e, come ha spiegato Nicola Rossi durante una puntata di War Room, questo può consentire riforme del sistema di tassazione molto diverse tra di loro. Secondo l’economista pugliese si è voluta costruire una ‘scatola vuota’ dove ognuno potrà mettere quello che vorrà, a cominciare dall’Europa, che per erogare i fondi del PNRR ha bisogno di essere certa che le riforme l’Italia le faccia. Si tratta quindi di una piattaforma che consentirà al prossimo governo, qualunque esso sia, di avere carta bianca sulla scrittura dei decreti attuativi, cosicché la sua revisione del fisco potrà andare avanti senza passare dalle forche caudine del Parlamento. Per cui, al momento, è ancora tutto da decidere. Compresa la tanto (strumentalmente) contestata riforma del Catasto. Anzi, a maggior ragione, visto che gli effetti fiscali della (sacrosanta) revisione degli estimi sono rimandati al 2026, quando il lavoro tecnico di adeguamento sarà terminato.

Insomma, per dirla con Oscar Wilde, la norma varata senza la presenza della Lega in Consiglio dei ministri, è "aperta a tutte le interpretazioni". Per cui è difficile capire la logica di chi ha avuto esitazioni ad approvarla. E se un decisionista come Mario Draghi si è limitato alla ‘scatola vuota’ è perché questa ‘premessa e promessa’ di riforma era, e rimane, il miglior risultato possibile. La maggioranza che sostiene il governo è eterogenea e con interessi e visioni divergenti, specie in materia fiscale. Oltretutto composta da forze politiche sempre pronte ad alzare la voce, ma che hanno dovuto chiamare Mario Draghi a gestire una pandemia e la conseguente crisi economica. Insomma la legge delega sul fisco non è una riforma mancata, ma una giusta prudenza. Il primo passo. Ora bisogna andare avanti.

Twitter @ecisnetto