LO SHOCK sanitario da Covid-19 ha evidenziato numerose fragilità del Sistema sanitario nazionale, comunque fondamentale e con un ruolo cruciale anche durante il picco della pandemia. In particolare, per evitare un eccessivo sovraccarico sul Sistema centrale risulta necessario, così come indicato anche dal Pnrr, migliorare l’assistenza territoriale. In questa direzione risulta prioritario investire sull’incremento e la formazione del personale e su tecnologia e ricerca, ma un ruolo fondamentale è ricoperto dallo sviluppo di una rete di strutture territoriali che possano diventare punto di riferimento per i cittadini. E’ quanto emerge dallo studio realizzato...

LO SHOCK sanitario da Covid-19 ha evidenziato numerose fragilità del Sistema sanitario nazionale, comunque fondamentale e con un ruolo cruciale anche durante il picco della pandemia. In particolare, per evitare un eccessivo sovraccarico sul Sistema centrale risulta necessario, così come indicato anche dal Pnrr, migliorare l’assistenza territoriale. In questa direzione risulta prioritario investire sull’incremento e la formazione del personale e su tecnologia e ricerca, ma un ruolo fondamentale è ricoperto dallo sviluppo di una rete di strutture territoriali che possano diventare punto di riferimento per i cittadini. E’ quanto emerge dallo studio realizzato da Nomisma e da Rekeep che, partendo dalla situazione attuale e dal modello di sanità delineato nel Pnrr si è concentrato sull’edilizia sanitaria, definendo gli interventi necessari su Ospedali di Comunità, Case della Comunità e Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).

Le strutture sanitarie attualmente mappate dal ministero della Salute sono 27.211, di cui 995 ospedali: per il 42% si tratta di strutture pubbliche, la parte restante è costituita da quelle private accreditate. Esistono inoltre almeno 2 milioni di mq di strutture inutilizzabili e non utilizzate (il 36% concentrate nel Nord Ovest), pari al 4% del campione mappato. Sempre oggi in Italia sono attivi 163 Ospedali di Comunità (strutture di ricovero a bassa intensità di interventi sanitari rivolte a chi non può ottenere le terapie a domicilio) che mettono a disposizione 3.163 posti letto, concentrati prevalentemente in Veneto (1.426 posti letto), Marche (616), Lombardia (467) ed Emilia-Romagna (359). Il Pnrr prevede di realizzarne 381. Il Pnrr identifica la Casa della Comunità come la struttura sociosanitaria deputata a costituire un punto di riferimento continuativo per la popolazione, garantendo politiche di prevenzione e di promozione della salute e presa in carico della comunità di riferimento, oltre al coordinamento di tutti i servizi offerti ai malati cronici. A oggi in Italia sono attive 489 Case della Comunità e la Regione che ne ha di più è l’Emilia-Romagna (124), seguita da Veneto (77) e Toscana (76). Nel Pnrr è prevista l’attivazione di 1.288 Case della Comunità entro il 2026 ma per un’assistenza adeguata occorrerebbe averne complessivamente 3.010. Infine, per quanto riguarda le Rsa, attualmente l’offerta in Italia è pari a 14,6 posti letto ogni 1.000 anziani residenti.

Per raggiungere il parametro-obiettivo di 10 posti letto ogni 1.000 anziani è necessario attivare quindi 527 strutture. Per attuare il modello di sanità territoriale delineato dal Pnrr sarebbero necessari 8,2 miliardi intervenendo su 3.563 strutture. Parte di questo importo (3,308 miliardi) è già previsto mentre sarebbero necessari ulteriori 4,907 miliardi per completare tutti gli interventi. Ma come si possono reperire le risorse? Un contributo importante potrebbe arrivare dal coinvolgimento degli operatori privati, non solo la sanità privata ma anche gli operatori dei servizi a supporto della sanità, facility management in primis, attraverso la formula del Partenariato Pubblico Privato (PPP), una soluzione che prevede di affidare a una società esterna gli interventi che vengono ripagati attraverso la gestione successiva dell’immobile, o attraverso operazioni in project financing.

Achille Perego